domenica, 8 Febbraio 2026
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Editoriale “Fontana del villaggio” SETTEMBRE 2025 (art. Don Roberto Celia) Titolo: Cosa cerchiamo?


In primavera leggevo un libro regalatomi più di 30 anni fa e che avevo messo da parte promettendomi di leggerlo appena possibile.
Il titolo del libo è: “Pèguy, il non cristiano” (Jean Bastaire ed. Jaca Book 1994)
La storia di questo scrittore francese (1873-1914) mi ha sempre affascinato fin da quando ero all’università Avevo un piccolo foglietto regalatomi da un amico di scuola di comunità, con un breve brano dell’opera :”Mistero di Giovanna D’Arco”.
Riportava questo testo:” “Egli è qui.
È come il primo giorno.
È qui tra di noi come il giorno della sua morte.
In eterno è qui tra di noi proprio come il primo giorno.
In eterno tutti i giorni.
È qui fra di noi in tutti i giorni della sua eternità. (…)
È la medesima storia, esattamente la stessa, eternamente la stessa che è accaduta in quel tempo e in quel paese e che accade tutti i giorni in tutti i giorni di ogni eternità.
In tutte le parrocchie di tutta la cristianità”.

Mi sono sempre chiesto: ”Cosa spinge un uomo a credere in Una Presenza direi feriale?”.
Come tanti, ero stato educato a vivere una fede limitata alla domenica, anche se frequentavo il seminario, con la messa quotidiana, vespri, ecc… il centro era sempre la domenica. Ci si preparava dal lunedì alla preparazione del sabato (catechismo) e domenica la messa in parrocchia, e poi i vari incontri con i giovani, sognando ad occhi aperti le varie proposte per coinvolgere altri giovani in un cammino sempre più di condivisione e non da spettatori.
Iniziai a leggere alcuni testi di Pèguy, dal “Mistero dei santi innocenti” a “Il mistero di Giovanna d’Arco” riscoprivo come la speranza non è una virtù che ripeti al catechismo, ma è la base a vivere dell’oggi.
In questa opera, Péguy racconta, come anche lui è passato da una fede catechistica-scolastica,(racconta che il giorno della prima Comunione per lui il problema era stato che ha perso un giorno di scuola e la madre un giorno di lavoro) al rifiuto poi della fede passando attraverso il socialismo, per un ritorno, una conversione alla fede, vissuta però diversamente.
Come ci insegnava don Giussani: ”La conversione non è cambiare realtà, ma vivere diversamente la realtà”.
Voglio riportare un passaggio del libro: ”C’è un insegnamento che viene dalla scuola e c’è un insegnamento che viene dalla vita. Ognuno sa che solo il secondo è decisivo”(pag. 21)
Ci sono delle scelte che ti portano al cambiamento , come può essere quello di una nuova parrocchia, un nuovo lavoro, una nuova città..
Una scelta che ti coinvolge, ma nello stesso tempo, una certezza “Egli è qui”.
Riprendendo il titolo di questo ultimo mio editoriale del giornale parrocchiale :”Cosa cerchiamo?”, mi ritrovo sempre la stessa risposta “Egli è qui”.