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sabato, 28 Maggio 2022
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EDITORIALE GENNAIO 2022 – FONTANA DEL VILLAGGIO


Durante i vari mesi dell’anno appena trascorso, ho letto due testi che mi hanno aiutato a riflettere sul rapporto tra fede e pastorale parrocchiale:
”Il rischio educativo di Don Giussani e Convertire Peter Pan di Don Armando Matteo”.
Parliamo del mondo degli adulti, cioè, di coloro che ora sono genitori e non si dica che sono giovani, perché dai 30 ai 50 anni si è adulti.
La giovinezza vera non sta nell’età, ma nell’avere sempre lo stupore del nuovo. Questo stupore è l’anima della speranza.
Cosa sta mancando al mondo degli adulti?
Mi colpiva un passaggio del testo di Don Armando Matteo:
”L’adulto contemporaneo è, innanzitutto, un uomo senza trascendenza e senza trascendenze”. (pag. 35)
Se manca questo desiderio, questo bisogno di un Altro, tutto si riduce a ciò che hai di fronte e cosa c’è?
La scelta dell’uomo è: O concepirsi libero da tutto l’universo e dipendente solo da Dio, oppure libero da Dio e, allora, diventa schiavo di ogni circostanza”.(Don Giussani)
Si sceglie sempre di più il superficiale, come se guardassimo il di fronte a noi, senza un senso del domani e, soprattutto, senza una memoria di ciò che è stato.
Senza uno sguardo al passato non potremmo vivere un presente, ciò che è oggi. Questo istante è pur sempre un passo in avanti a ciò che sarà.
L’educazione è uno sguardo alla realtà, uno sguardo critico non pessimista ma realista.
È proprio grazie a questa criticità che ci si caratterizza come essere umani che verifichiamo un cammino.
Pensate a cosa si è maggiormente desiderato che ritornasse alla normalità:”Apertura delle discoteche e degli stadi calcistici”. Però, per quanto riguarda, il catechismo gli adulti hanno proposto la DAD!
Le nostre Chiese sono sempre più semivuote. Lo erano già prima della pandemia: Una presenza più che altro formale.
Ciò che prima facevamo nella quotidianità, lo abbiamo come cancellato.
Siamo spariti anche dai funerali sol perché non si danno più le condoglianze e ci giustifichiamo di non essere presenti per paura del Covid, però lo siamo a quelli che diremmo “più conosciuti”.
Tutto questo a cosa ci chiama?
“Chi non guarda la crisi alla luce del Vangelo, si limita a fare l’autopsia di un cadavere: guarda la crisi, ma senza la speranza del Vangelo, senza la luce del Vangelo. Siamo spaventati dalla crisi non solo perché abbiamo dimenticato di valutarla come il Vangelo ci invita a farlo, ma perché abbiamo scordato che il Vangelo è il primo a metterci in crisi”. (Papa Francesco 21 dicembre 2020)
Ci dobbiamo mettere in gioco e tornare all’essenziale, a riscoprire che la fede parte sempre da un incontro, da una scelta che coinvolge te.
“È vero che la realtà la fa un Altro, ma la realtà vuole me, attento e attivo”. (Enzo Depalo di Bari)
Gesù rivolge all’uomo una domanda, un invito, una proposta, una provocazione. Guarda l’uomo che ha di fronte e non ciò che ha fatto. E’ misericordioso verso le nostre debolezze, verso di noi che vorremmo vivere la tranquillità del nostro fare. Eppure ci chiama, come ha chiamato Matteo.
Parlando dell’incontro mi viene in mente “La vocazione di Matteo”, quel Caravaggio davanti al quale mi fermavo a lungo in San Luigi dei Francesi, ogni volta che venivo a Roma. Nessuno di quelli che stavano lì, compreso Matteo avido di denaro, poteva credere al messaggio di quel dito che lo indicava, al messaggio di quegli occhi che lo guardavano con misericordia e lo sceglievano per la sequela. Sentiva quello stupore dell’incontro. E’ così l’incontro con Cristo che viene e ci invita.” (Papa Francesco 7 marzo 2015)
Non guarda a ciò che fa o che ha fatto, ma l’uomo!
Matteo ha la possibilità di essere di nuovo uomo, di vivere la libertà, di riconoscere l’essenzialità dell’incontro con Cristo, di riconoscere di essere amato da un Altro.
Solo in questo noi possiamo vivere la vera ed unica speranza.
Ci affidiamo alla Madonna proprio perché in Lei viviamo, soprattutto, un dono che ci spinge a guardare sempre oltre a tutto ciò che viviamo nella realtà. È il dono della speranza in particolare.

Roberto Celia