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domenica, 16 Maggio 2021
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La storia – Cena di classe


In pizzeria, Luca si guarda intorno. Un cameriere si avvicina: «Sta cercando qualcuno?». «Sì, grazie. Un gruppo di circa dieci persone, tutti uomini… Non so a che nome abbiano prenotato». «Ah, saranno i “meccanici”! Venga da questa parte».
Appena entra nella saletta, dalla tavolata un coro di voci: «Sei arrivato! Mancavi solo tu. E dire che non hai famiglia…». «Non è che non tengo famiglia… Avevo un impegno improrogabile». «Va bene, va bene. Conosciamo i tuoi impegni improrogabili. Vieni, ti abbiamo tenuto il posto centrale». Si siede e guarda la tavolata: eccoli, i suoi ex compagni dell’Istituto tecnico. Alcuni sono rimasti identici, altri se li avesse incontrati per strada non li avrebbe riconosciuti. D’altra parte, sono passati vent’anni dalla maturità. «Facciamo un brindisi alla mitica V C Meccanici», qualcuno esclama. «A proposito, sapete che da qualche anno insegno nella “nostra” scuola?», dice Luca. «Davvero? E qualcuno dei vecchi professori c’è ancora?». «Sì, due sono miei colleghi. La Mariani di Lettere e Bucarolo di Matematica. Proprio con loro qualche giorno fa abbiamo avuto un collegio professori straordinario per una situazione pesante. Abbiamo dovuto sospendere tre alunni». I commenti si rincorrono. «Così, appena iniziata la scuola…». «Devono averla combinata grossa». «Chissà i genitori. Capitasse a me». «Ecco appunto: il problema non sono i ragazzi. Il problema è che non c’è nessuno che li aiuti a capire chi sono e che significato ha la vita», dice Luca, pensando così di chiudere il discorso e ritornare ai ricordi giovanili. E invece ha acceso una miccia.
L’ex compagno seduto di fronte commenta: «È vero quello che dici. I ragazzi non si chiedono più cosa vogliono». Poi, a voce più bassa: «Ma ad essere sinceri faccio fatica anche io a chiedermelo». E il suo vicino: «Mi hai letto nel pensiero. La stessa domanda: ma io cosa desidero?». E un altro: «Anche per me è una domanda che si ripete…». Per qualche secondo, si sente solo il rumore delle posate. Luca pensa che nessuno abbia qualcosa da aggiungere. Ma dal fondo uno riprende: «Tutti gli esseri viventi si fanno questa domanda; cioè, gli uomini perché gli animali mica ce l’hanno». Ricomincia la discussione. «La risposta non c’è. È inutile cercarla». «Ma va! Non fare il cinico. La vita si basa su questo interrogativo». «Io ogni tanto penso: e quando me lo chiederà mio figlio, cosa risponderò?». «Già cosa risponderemo? Cosa dici Luca? Anzi, don Luca. Faccio ancora fatica a pensare che il mio vicino di banco ora è prete… Tu a 17 anni l’avevi già capita questa questione».
Il sacerdote si sente addosso gli occhi di tutti. «Diciamo che ho incontrato persone che mi hanno aiutato a cercare qualcosa di grande nella vita ed è per questo che, finito l’Itis, non ci siamo più visti. Mi sembravate un po’ superficiali». «Ah, però. Viva la sincerità!». Don Luca riprende fiato: «Sì, ma la discussione di questa sera mi ha fatto cambiare idea…». «Be’, ma allora tu ti senti a posto?». «No, quest’altra cosa volevo aggiungere. Dopo quindici anni di sacerdozio, quelle domande sono ancora vive. E mi fanno sentire vivo». All’uscita, un amico si avvicina a don Luca: «Senti, ma qual è la tua parrocchia? Vorrei che i miei figli venissero da te in oratorio». «Benissimo. E tu li accompagni?».
(da Tracce 09/2018)