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domenica, 29 Maggio 2022
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OMELIA 1 GENNAIO 2022


Pensando alla giornata di oggi, facevo un collegamento con l’inizio di un altro anno, quello pastorale che celebriamo la prima domenica di ottobre. Oggi come allora, lo affidiamo a Maria che festeggiamo con il titolo più alto “Teotokos-Madre di Dio”.
Ci affidiamo alla Madonna proprio perché in Lei viviamo soprattutto un dono che ci spinge a guardare sempre oltre a tutto ciò che viviamo nella realtà. È il dono della speranza in particolare.
Rileggendo due testi che diremmo mi hanno fatto da compagnia in questi ultimi mesi:”Il rischio educativo di Don Giussani e Convertire Peter Pan di Don Armando Matteo”, ci si mette veramente in gioco.
Questa speranza si propone al mondo degli adulti, cioè, a coloro che ora sono genitori e non si dica che sono giovani, perché dai 30 ai 50 anni, si è adulti.
La giovinezza vera non sta nell’età, ma nell’avere sempre lo stupore del nuovo. Questo stupore è l’anima della speranza.
Cosa sta mancando al mondo degli adulti?
Mi colpiva un passaggio del testo di Don Armando Matteo:”L’adulto contemporaneo è, innanzitutto, un uomo senza trascendenza e senza trascendenze”. (pag. 35)
Se manca questo desiderio, questo bisogno di un Altro, tutto si riduce a ciò che hai di fronte e cosa c’è?
Per rispondere a questa domanda, vi riporto ciò che l’autore diceva sempre con ironia :”L’adulto contemporaneo è un soggetto senza verità o più precisamente un soggetto senza una verità….. l’unica eccezione che pare resiste a questo meccanismo sembra sia la tifoseria calcistica”: (pag. 36-37) Basti pensare alla politica. L’ideale ormai è lasciato ai ricordi.
Se ci riflettiamo, in questo confronto che abbiamo con la realtà e su ciò che veramente è vero o meno, cosa rimane se non il superfluo che consideriamo essenziale?
Pensate a cosa si è maggiormente desiderato che ritornasse alla normalità:”Apertura delle discoteche e stadi calcistici”. Però per il catechismo gli adulti hanno proposto la DAD!
Le nostre chiese, sono sempre più semivuote. Lo erano già prima della pandemia: Una presenza più che altro formale. Come mediteremo alla festa dell’Epifania, se veramente siamo sinceri con noi stessi, guardiamo ciò che siamo come Comunità anche nel rapporto di carità con l’altro. Siamo spariti anche dai funerali solo perché non ci sono più le condoglianze. Ci giustifichiamo di non essere presenti per paura del Covid, però lo siamo ad altri, a quelli che diremmo “più conosciuti”.
Perché tutto questo è un rischio? Un rischio educativo?
Perché ci dobbiamo mettere in gioco e tornare all’essenziale, a riscoprire che la fede parte sempre da un incontro, da una scelta che coinvolge te.
“È vero che la realtà la fa un Altro, ma la realtà vuole me, attento e attivo”. (Enzo Depalo di Bari)
Si rischia di vivere sempre una pastorale nuova, non nel senso relativo e Papa Francesco sottolinea questa gravità.
“Trovare forme di collegamento tra il Cristianesimo e la domanda di senso dei nostri contemporanei”. (Ibidem pag. 83)
Gesù rivolge all’uomo una domanda, un invito, una proposta, una provocazione.
Questa riflessione nasce da un passo del vangelo che, rileggendolo, porta sempre con sè quello stupore nuovo: Il passo della vocazione di Matteo-Levi. Gesù lo guarda, lo chiama, sa chi è e cosa fa: Esattore delle tasse, imbroglione, traditore della patria diremmo oggi ecc…” Non guarda a ciò che fa o che ha fatto, ma guarda l’uomo!.
Matteo ha la possibilità di essere di nuovo uomo, di vivere la libertà, di riconoscere l’essenzialità dell’incontro con Cristo, di riconoscere di essere amato da un Altro.
Solo in questo noi possiamo vivere la vera ed unica speranza.