Concludiamo il mese del cuore di Gesù e lo facciamo con la festa del Cuore di Gesù ed oggi è anche la giornata della santificazione sacerdotale. e pregheremo per don Vincenzo Staglianò, grazie a lui, che ha contribuito notevolmente per la devozione al Sacro Cuore e naturalmente per l’opera della chiesa al Sacro Cuore. Concludiamo anche le messe nei rioni. Possiamo fare una sintesi o verifica, come si fa nel cammino pastorale .Non si può valutare un operato senza prima avere una visione totale delle cose.
Posso fare una predica pontificale, ma nuvole alte non portano pioggia.
Il bello che abbiamo vissuto in questi due mesi lo può comprendere chi è stato costante nel partecipare alle varie proposte.
Pensiamo al fatto che quest’anno più della metà della famiglie che ci hanno accolto lo facevano per la prima volta. Come anche qui stasera.
Anche la comunione da portare agli ammalati e agli anziani vicini dove abbiamo celebrato messa.
La partecipazione degli anziani stessi che hanno pregato con noi e perché no, rimasti dopo a chiacchierare con persone che non vedono spesso.
Anche una catechesi sistematica, penso abbia lasciato il segno.
Ricordo in un incontro di catechiste foraniale, una ex catechista (per fortuna è ex) mi disse: ”A che serve conoscere la Bibbia per fare catechismo? Basta saper intrattenere i giovani con giochi, ecc… e nello stesso tempo però criticare i preti che operano nel sociale, dicendo che sono bravi solo a pagare le bollette o a dare pacchi, ma riguardo al cammino spirituale non servono a nulla”.
Questa è la contraddizione di chi non ha una visone del reale. Voi neanche prendete in considerazione il male che si crea nel cuore di sacerdote o consacrato, quello di essere considerato come uno che vive il suo apostolato ed è paragonato ad un servizio civile.
Perché si continua a proporre sempre il nuovo? Per dare spazio al nuovo.
Quando tanti dicono: ”Sempre le stesse persone o sempre gli stessi posti” oppure come ripeteva Papa Francesco “Diffidate di chi vi dice si è sempre fatto così” sapete che significa: ”Non ci sono io al centro dell’attenzione e quindi tutto quello che si fa non vale niente”.
La risposta adatta sarebbe: ”Fallo tu!”
Ci si meraviglia poi del perché delle scelte, ma quando ognuno guarda solo ai suoi piedi, cosa può venirne fuori?
Perché si riportano i paragoni? Perché ognuno ha una sua storia, e riporta invece l’esperienza vissuta, perché come insegna san Paolo: ”Valuta tutto e trattieni ciò che vale”, cioè porta avanti sempre qualcosa di nuovo ed aggiungi a ciò che già hai vissuto.
È il metodo che usano gli scrittori di lingua slava, come lo era Papa San Giovanni Paolo II che quando scriveva un’enciclica, riportava ad ogni capitolo la sintesi del capitolo precedente.
Se non si riportano le esperienze vissute, come si possono invitare gli altri a fare lo stesso?
Se non mi avessero mai detto dell’esperienza di Lourdes (tanto per citarne una) come avrei potuto fare poi l’esperienza della caritativa con i disabili?
È sempre un continuo, un muoversi in avanti anche se ti ritrovi delle zavorre che come ancore, criticando ogni tuo gesto, cercano di frenarti e non sanno che a lungo andare, sentirsi dire dalla mattina: ”Non vali niente e ciò che fai è sempre sbagliato” rischi alla fine di pensarlo ed allora come rispondi a tutto ciò? Con quello che tu vedi ora.
Oppure con il passo del vangelo:” Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”.
E statene certi che poi ognuno come si usa dire: “Rigira la frittata dal suo lato”.
Ricordo un sacerdote di Soverato che ci raccontava che una domenica a messa facendo l’omelia parlava del perdono, indicando (senza dire il nome) chi stava sbagliando. Alla fine della messa, proprio quello a cui era indirizzata, va dal parroco e gli dice: ”Avete ragione don, speriamo che quella persona (riferendosi al vicino che purtroppo subiva i suoi sorprusi) l’abbia capita”.