giovedì, 2 Febbraio 2023
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omelia 3^ DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A (Domenica 11 dicembre 2022)

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Siamo sempre più vicini alla festa del Natale.
Da poco abbiamo celebrato la cresima dei nostri giovani, la festa di San Nicola e, in particolare, quella dell’Immacolata Concezione.
In settimana inizieremo anche la novena del Natale preceduta dalla festa di santa Lucia.
Queste celebrazioni liturgiche ci invitano a vivere la festa centrale che è il Natale con la stessa passione del vangelo che abbiamo ascoltato.
“In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
C’è un’attesa. Ci si domanda se veramente Gesù è il Cristo. Anche il profeta Giovanni aveva il dubbio. Magari, come gli ebrei del tempo, aspettava un Messia, diremmo più forte, più severo come lo era lui. A questa domanda Gesù dà una risposta riportando i suoi miracoli:
”I sordi sentono, i muti parlano ecc…”.
Viene incontro alla nostra incredulità.
Dopo aver riconosciuto che Lui è il Cristo, cioè, il Messia, anche Gesù come ripeteva spesso il profeta Giovanni, ci invita alla conversione.
Attendere non significa solo aspettare ma,soprattutto, muoversi verso ..
Giovanni ha ricevuto un dono unico. A differenza degli altri profeti e patriarchi, ha visto il Messia. Chi lo ha preceduto ha solo potuto profetizzare, invece lui lo ha incontrato. Una volta riconosciuto, va verso di Lui e vive il più grande gesto di umiltà di un uomo di fede. Si mette da parte, lascia che sia Cristo la vera centralità di un cammino di conversione.
Ecco perché prima vi parlavo di passione, di un cuore che si muove e, quindi, di tutta la nostra persona che cerca una risposta alla domanda più vera che da’ un senso alla nostra vita.
“L’interrogativo: ”Perché vivere?” La risposta è nella domanda:
”Per chi vivere?” (Pino Pellegrino)

Chi è colui che veramente salva e chi è colui per cui vivere?
Solo la Grazia di Dio ci salva, una Grazia che si è fatta presenza in Gesù.
Come attendere il Signore?
Nella seconda lettura, nella lettera di san Giacomo, l’apostolo porta il paragone dell’agricoltore: ”Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge”.
L’attesa è fatta di incontri. Ve lo ricordavo nella festa di Ognissanti. C’è un cammino che è la vita, fatta di passi e di incontri. Cristo si manifesta come tale nella nostra realtà.
“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”.(SAN TOMMASO MORO)
Chiediamo che questo tempo che ci prepara al Natale e che vivremo anche domenica prossima con il gesto della carità, il miracolo della generosità, sia un tempo del saper distinguere.