domenica, 5 Febbraio 2023
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Museo di S. Marco - Firenze - Armadio degli Argenti - La Resurrezione di Lazzaro di Beato Angelico

Omelia domenica 17 luglio 2022 (XVI domenica del tempo ordinario Anno c)


La storia dell’incontro con Marta e Maria, spesso ci porta a concludere troppo velocemente e a pensare che Marta, colei che per così dire si è dedicata all’azione, abbia commesso un errore.
E’bene riportare un po’ di storia del loro rapporto.
C’è una forte amicizia tra Gesù, le sorelle e il fratello Lazzaro, un’ amicizia che vivono nella carità.
Ricordo quando andai in pellegrinaggio in Terra Santa.
Visitammo la casa di Lazzaro e le sorelle a Betania.
La guida ci diceva che quella casa, trovandosi vicino Gerusalemme, era un punto di arrivo per tanti pellegrini. Molto probabilmente Gesù, spesso, la visitava e viveva lì.
Gesù non rimprovera Marta, ma la invita a comprendere che c’è un momento in cui bisogna fermarsi.
Come vi dicevo in occasione della festa del Cuore di Gesù, l’ultima domenica di giugno, non cadiamo nell’errore di pensare che è carità il vero fare il tutto, come se la fede e la speranza fossero un opzional. Prima c’è la preghiera, altrimenti il resto è tutt’altro ma non carità. La preghiera è carità perché è movimento del cuore verso l’altro.
“Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Non perdiamo di vista dove è depositato il nostro cuore.
È sbagliato contrapporre Marta e Maria, come se fossero due poli opposti. L’evangelista Luca ci tiene a “purificare “ l’azione di Marta.
Avete presente quando fate una festa ed invitate qualcuno?
Vi preoccupate se ha mangiato bene, se la casa è pulita ecc.. o gioite della sua presenza?
Non dobbiamo dimenticare che nel momento cruciale, quando Lazzaro morirà, sarà proprio Marta a dire”Io credo nella resurrezione”.
Maria, invece, diremmo che era andata in depressione e non era uscita neanche per andare incontro a Gesù.
La bellezza della fede è questo vivere con l’innamorato e condividere la gioia di stare con Lui. Non bisogna dedicarsi al “solo fare”.
In uno degli incontri di scuola di Comunità dell’anno scorso, commentavamo quello che dicevano Don Giussani e Don Carron il rischio “dell’autoaffermazione di se stessi e dare per scontato che Gesù esiste”.
Abbiamo bisogno di questo legame con Lui, altrimenti , come sta già avvenendo, il tutto porta a rischiare di vedere anche la Chiesa come un’associazione di volontariato.
Cosa vale veramente?
Nella seconda lettura abbiamo ascoltato queste parole di San Paolo:
” È lui infatti che noi annunciamo”,
Se perdiamo di vista questo passaggio, cosa rimane?
Noi siamo cristiani, cioè, uomini di fede, non seguaci di una filosofia, ma di una persona: Cristo.