Il vangelo di questa domenica mi ha sempre colpito dopo aver letto un commento sulle prime frasi che abbiamo letto: ” In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.
Perché Gesù ha risposto così? Una non riposta appare ad una prima lettura.
In realtà Gesù ha dato una risposta più concreta di quello che sembra.
Se ascoltiamo bene, la risposta viene subito dopo: ”Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”.
In altre parole, se uno mette in pratica quello che dice il vangelo, non ci sarebbe bisogno di un notaio o di chi per lui, per risolvere le questioni di questo mondo. Anzi non ci sarebbero proprio i problemi.
Perché avvengono effettivamente questioni anche tra fratelli, se non perché viviamo l’affanno delle cose materiali?
Il peccato della cupidigia, come riporta il catechismo della Chiesa cattolica: ”L’invidia (cupidigia) è un vizio capitale. Consiste nella tristezza che si prova davanti ai beni altrui e nel desiderio smodato di appropriarsene, sia pure indebitamente. Quando arriva a volere un grave male per il prossimo, l’invidia diventa peccato mortale: Sant’Agostino vedeva nell’invidia « il peccato diabolico per eccellenza”.
La difficoltà dei rapporti nasce quando viviamo il dialogo e la ricerca del l’altro è più per un benessere materiale che per altro.
Questo ci fa capire anche un’altra cosa.
Il messaggio di Gesù non è legato alla materialità del tempo. Pensiamo a quando paragoniamo la Chiesa più ad un’associazione di volontariato.
Ricordo bene il periodo del Covid quando, subito dopo, ci fu un sondaggio, chiedendo cosa si pensasse della Chiesa e la risposta maggiore fu: ”E’ una cosa buona per il sociale”.
Togliendo la spiritualità del messaggio cristiano, cosa rimane?
Riprendiamo la conclusione del Vangelo: ”Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”.
Cosa accumuli veramente nella tua vita? Cosa cerchi veramente che ti renda felice e non è da confondere col piacere?
“Gesù ci ha mostrato un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità.” (Papa Leone XIV)
È l’ideale di appartenere a Cristo che rende la vita, una felicità quotidiana, e di vivere protesi verso Colui che è la ricchezza.