Preparavo questa meditazione proprio nel tempo di quaresima,diremmo nel tempo in cui , in un certo senso , viviamo “Più vicino” la comunione con Maria Addolorata.
La comunione con la Madonna, anche nella tradizione popolare, ci invita a vivere questo rapporto con Lei perché è proprio nella Madonna che noi ritroviamo quel vivere la fede come ideale.
Ideale non significa “irraggiungibile”, anzi, al contrario, significa che è una meta a cui mira la nostra vita.
Maria di Nazaret: Sottolineo “Nazaret” per dire che è una concretezza e non una figura inventata. La Madonna non è una proiezione o un’ immagine .
Lei ci ha offerto la sua vita come via che conduce a Cristo,una via fatta anche dalla salita al Calvario.
Questo dolore , il suo essere “addolorata” (ecco perché in un certo senso mi fa un po’ pensare il chiamare questo giorno “festa”) diventa per me non un confronto, ma una tenerezza che mi è compagnia.
In un’ omelia di un funerale di una mamma, riportavo questa espressione dello scrittore Erri de Luca: “Mi hai messo in bocca tutte le parole a cucchiaini, tranne una: mamma. Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra”.
C’è un amore verso la mamma che nella nostra vita diremmo è innato, cioè a priori.
Così è nella fede.
È a priori in noi quell’amore alla Mamma di Gesù.
“Perché lei non è come tutte le altre creature che, se ci attaccassimo a loro, potrebbero piuttosto allontanarci da Dio che avvicinarci a Lui. L’inclinazione più forte di Maria è quella di unirci a Gesù Cristo, suo Figlio e l’inclinazione più forte del Figlio è che noi dovremmo venire a Lui attraverso la sua santa Madre”. (San Luigi de Montfort)
Questa unione con Cristo che viviamo principalmente nel dolore della nostra vita, che sia il dramma più inumano come lo definirei, che è quello di sopravvivere ai figli, la sofferenza grave di un bambino o la fame e la sete dei bambini poveri nel mondo che vediamo solo in TV, sono quei dolori che non solo creano a noi una certa sensibilità ed anche la domanda del “perché questo immane dolore”, è anche una spada che entra nel cuore di Maria che come Madre soffre diremmo “impotente” al lasciare la libertà all’uomo, che puoi vivere o non vivere la carità di amare l’uomo, distruggere o ridare la dignità al figlio, come fa il Padre nell’accogliere il figliol prodigo.
Perché ci rivolgiamo a Lei? Questa tradizione popolare in particolare verso la Madonna Addolorata, si è diffusa nei secoli ed in occasione della settimana santa in particolare, viviamo con una certa passione quel dolore, quel canto di Jacopone da Todi, lo Stabat Mater
“Immersa in angoscia mortale geme nell’intimo del cuore trafitto da spada”.
Il dolore non ha risposte.
Il dramma della sofferenza grave, come dicevo prima, non è un elenco di chi soffre di più o di meno.
Il cuore domanda, il cuore mendica, il cuore cerca.
Perchè ci affidiamo alla Madonna?
“Lei non è il sole che con la luminosità dei suoi raggi ci acceca a causa della nostra debolezza; ma è bella e gentile come la luna che riceve la luce del sole e la tempera per renderla più adatta alla nostra capacità”.
(San Luigi de Montfort)