C’è un proverbio che dice: ”Per afferrare il passero, ci siamo lasciati scappare la tigre”.
Ascoltavo questo proverbio, dopo aver letto il capitolo “L’esperienza del segno”. (il senso religioso di Don Giussani)
La riflessione era proprio sul prendere consapevolezza che nella realtà c’è un segno, la presenza di Dio. Il segno rimanda sempre ad un Altro.
C’è l’uomo che riconosce questo segno e chi invece vive in modo indifferente.
I santi sono coloro che non solo hanno riconosciuto questo segno, cioè la Verità, poi l’hanno vissuto, la fede non è più un pensiero ma diventa un fatto, non una questione personale ma comunitaria.
Come già lo riportavo nel giornale parrocchiale di quaresima: ”Per chi come noi è stato toccato dall’annuncio di Cristo, raggiunto dal Suo avvenimento, non c’è altro compito all’infuori di questo: collaborare a costruire la Chiesa. Questo è l’unico modo con cui possiamo rendere la nostra vita utile al mondo”. (Davide Prosperi)
Come riporta Don Giussani nel “senso religioso”: ”La realtà afferra la nostra coscienza in maniera tale che questa pre-sente e percepisce qualche cosa d’altro”
Tutto ci spinge al vivere innanzitutto la domanda: ”Perché questo?”
Riprendendo il proverbio: ”Ci siamo lasciati scappare al tigre”.
Abbiamo dimenticato ciò che conta veramente.
A volte vivo la delusione personale, nell’incrociare gli sguardi delle persone (sarà anche un mio pregiudizio) quando celebro i sacramenti, e anche i funerali, degli sguardi che sembra ce ti dicono: ”Sbrigati che noi abbiamo altro da fare”.
Interessa davvero allora solo la superficialità delle cose?
I santi invece ci insegna il contrario, che tutto mira alla comunione alla comunione dei santi, al vivere cioè in comunione con il cielo.
Perché l’uomo ha sete della verità?
“L’esigenza della verità implica sempre allora l’individuazione della verità ultima, perché non si può veramente definire una verità parziale se non in rapporto con l’ultimo”(Don Giussani)
La verità ultima è vivere con sacrificio anche la preghiera, l’intimità con Cristo.
Pensiamo al processo a Gesù. Il dialogo tra Gesù e Pilato, quest’ultimo che si ferma alla verità parziale, che non vuole spingersi oltre, che vuole subito conclude, perché è indaffarato e preso da altro.
La comunità oggi è riunita per vivere la festa del suo patrono, e vive lo stupore che ti colpisce nel vivere l’amore dell’Amato.
E pur sempre un Mistero, ma è lo stupore che attrae e da un senso alla tu attesa.
Come scriveva il poeta Clemente Rebora:” verrà a farmi certo del suo e mio tesoro, verrà come ristoro delle mie e sue pene, verrà, forse già viene il suo bisbiglio.” (Imagine tesa)