mercoledì, 11 Febbraio 2026
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omelia S. Messa – Via Alloro – 31 luglio 2025


Fin dal mio arrivo, abbiamo iniziato a celebrare la S. Messa in questa occasione estiva.
Una serata in compagnia attorno alla mensa eucaristica e soprattutto un momento in cui viviamo non solo il ricordo della nostra infanzia, come vi riporto ogni anno.
Ma soprattutto la bellezza della memoria di chi siamo.
Pensando a questi vicoli, immaginavo la mia infanzia comune a tutti noi.
Le mamme erano radunate “nei mignani” a discutere su cosa avevano fatto durante la giornata, i più piccoli a giocare a “tana”.
Il momento dell’infanzia è unico per ognuno di noi: Non dimentichiamo la spensieratezza.
Diciamo spesso: “Eravamo felici con poco”…
Veramente volevamo di più e, invece, ci dovevamo accontentare ….
Mangiavamo pane, zucchero e olio. Se avessi avuto la nutella, avrei preferito quella.
La differenza era che quel poco ci rendeva felici.
L’anno scorso ho ascoltato alla radio un’ intervista che mi ha fatto riflettere. Una professionista del mondo giovanile diceva così: ”Ai giovani di oggi manca il tempo di annoiarsi”.
Effettivamente facciamo tutto in fretta. C’è sempre qualcosa da fare.
Questo tempo di “annoiarsi”, il tempo cioè di fermarsi , riflettere, meditare, porsi le domande e perché no, anche sognare ad occhi aperti il futuro.
È vero che tante cose poi non si avverano, ma non vuol dire che non dobbiamo sognare.
Come Papa Francesco diceva ai giovani: “Impara la meraviglia, coltiva lo stupore, vivi, ama, credi. E soprattutto sogna. Non avere paura di sognare, sogna”.
Avere quel desiderio di voler vivere un futuro bello.
La parte che mi manca di più quando chiedo ai fanciulli e, quindi, non più bambini, è che alla domanda ”Cosa vorresti fare da grande , cosa sogni ”, non ottieni una risposta. Rimani deluso quando ai giovani che stanno per completare le superiori chiedi “Cosa farai dopo..” non ottieni risposta.
Mi viene subito da pensare:”Che vita triste!”.
Guardate non è questione di telefonini, ecc..
E’ tutta una scusa per non prendere seriamente un’altra domanda: ”Chi sono io e perché sono in questo mondo?”.
Per me che sono adulto e prete da tanti anni, la domanda ancora oggi, è vitale.
Ripeto a me stesso quello che ripete Gesù in più occasioni :
”Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì”.
Secondo la capacità… Dio ci offre questo sogno da vivere, perché lo possiamo vivere fino in fondo.
E soprattutto non dire ”Voi potete fare così”. La domanda la rivolgo a me stesso perché so che la vita non ha senso solo quando io posso avere con le forze della gioventù ecc..
Come giustamente diceva Rita levi Montalcini: ”Bisogna aggiungere vita agli anni e non anni alla vita”.
Concludo con un’esperienza di un santo che mi ha sempre posto di fronte alla vita, nel domandarmi ogni giorno io chi sono.
San Giuseppe Cottolengo era prete da molti anni, eppure la sua opera della “Piccola Casa della provvidenza” iniziò quando lui aveva 42 anni e morì a 56 anni.
Questa è la bellezza del sogno, perché se il tutto è affidato a Dio, allora l’opera della nostra vita, anzi la stessa nostra vita, diventa un’opera d’arte.