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giovedì, 26 Maggio 2022
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omelia TRIGESIMO ANTONIO AZZARITO (4 agosto -festa Curato d’Ars)


Oggi siamo riuniti per ricordare il piccolo Antonio.
Ricorre anche la festa del Curato D’ars, patrono di noi sacerdoti.
Questo grande santo è un dono alla Chiesa. Egli ha invitato la Chiesa, il popolo di Dio, a saper porre sempre lo sguardo al dono eucaristico perché
senza questo dono, l’uomo vivrebbe veramente il vuoto, anche di fronte alla morte improvvisa di un ragazzo o alla dipartita in cielo di un uomo vecchio.
Bisogna riconoscere la presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino inquieto della fede e che ci offre nello stesso tempo il punto su cui mirare il nostro sguardo per non vivere da soli questo cammino.
Così scriveva san Giovanni Maria Vianney:
“Nostro Signore è là, nascosto, in attesa che andiamo a trovarlo e gli rivolgiamo le nostre domande”.
È là nel sacramento del suo amore che sospira ed intercede continuamente presso il Padre per i peccatori.
È là per consolarci; per questo dobbiamo andare a trovarlo spesso.
Quanto gli è gradito anche solo un quarto d’ora rubato alle nostre occupazioni, alle sciocchezze di ogni giorno, per andare a fargli visita, a rivolgergli una preghiera, a consolarlo di tutte le ingiurie che riceve!
Quando vede le anime pure avvicinarglisi con fervore, egli sorride loro…
E che immensa felicità proviamo in presenza di Dio, quando siamo soli ai suoi piedi, davanti al santo tabernacolo!
Figli miei, quando vi svegliate di notte, trasportatevi subito in spirito davanti al tabernacolo e dite a Nostro Signore: «Mio Dio, eccomi! Vengo ad adorarti, lodarti, benedirti, ringraziarti, amarti, tenerti compagnia con gli angeli!»

Se limitiamo la nostra vita a pensare che tutto scorra, se guardiamo a tutto ciò che accade con indifferenza, come potremmo scoprire l’amicizia di Dio?
Ignazio Silone ha scritto un pensiero che mi ha sempre fatto riflettere per aiutarmi a capire ogni giorno quale sia il verso senso di un’amicizia“Non potevo stare tra gente che dice di attendere la vita eterna, il ritorno del Cristo, il mondo nuovo con la stessa indifferenza con cui si aspetta il tram”.
La scelta di essere qui, anche dopo un mese è che diventi occasione di un’amicizia in Cristo.Non uno stare fermi per apparire, ma uno stare col cuore per vivere ciò che siamo.
Essere e fare la differenza è quella provocazione che viene da Dio.
Anche noi come la donna del vangelo che abbiamo ascoltato, gridiamo a Gesù:”Signore, aiutami a capire”.
Riconosco nell’uomo che passa la risposta ad un mio bisogno. Come abbiamo meditato il giorno del funerale, la vedova di Nain si ritrova di fronte a quell’uomo che la guarda con compassione, che vive con lei l’amore naturale di essere madre e si fa risposta.
Anche noi, come Comunità, viviamo questo sguardo verso Colui che guarisce la nostra sofferenza, perché in Lui amiamo soprattutto una risposta ad un bisogno più vero.
Rispondiamo anche noi:”Mio Dio, eccomi”.