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martedì, 27 Luglio 2021
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Riflessione del direttore Caritas-Diocesana sul messaggio del Papa per la V^ giornata mondiale dei poveri.

Nella memoria in cui la chiesa ricorda Sant’Antonio da Padova, il nostro Papa ci ha offerto il messaggio per la V^ giornata mondiale dei poveri che si celebrerà domenica 14 novembre.
Anche quest’anno le parole del nostro Papa ci coinvolgono, come Comunità, a vivere il dramma della povertà aumentata in questi quasi due anni dall’inizio della pandemia.
La povertà è il dramma che riporta al cuore la nostra vocazione del servizio.
Gesù provoca i suoi discepoli con il messaggio che tutti conosciamo:
«I poveri li avete sempre con voi» (Mc 14,7).
Cosa riporta questo messaggio?
Non vuole essere un messaggio che ogni tanto appare sui nostri schermi dei social che utilizziamo in ogni momento.
La povertà è un dramma che deve starti a cuore.
“Per questo nella nostra epoca parole come «amore» e «carità» non godono di buona fama. O meglio, hanno successo alcune immagini ridotte di esse che vanno per la maggiore a seconda degli “interessi” di chi ha il potere: come sentimentalismo – volere bene e fare del bene perché se ne ha voglia – e come moralismo – volere bene e fare del bene perché si deve -. Dietro questa parola si può nascondere addirittura un desiderio di apparire, di figurare che fa sorgere la domanda se il volere bene sia dettato da un vero interesse verso colui a cui il nostro gesto di amore è rivolto o piuttosto da un egoismo malcelato”.(Carron)
Così riporta il nostro Papa nel suo messaggio:“Le sue parole “i poveri li avete sempre con voi” stanno a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe”.
Questa abitudine è pericolosa perché, come già riportavo nell’articolo dell’anno scorso legato a questa giornata, non significa che dobbiamo diventare dei professionisti della carità come il fare di un’associazione.
Essere risposta alla carità.Caritativa significa, innanzitutto, prendere consapevolezza di ciò che noi siamo.
Il Papa nel suo messaggio ha riportato un pensiero di Don Primo Mazzolari:
«Vorrei pregarvi di non chiedermi se ci sono dei poveri, chi sono e quanti sono, perché temo che simili domande rappresentino una distrazione o il pretesto per scantonare da una precisa indicazione della coscienza e del cuore. […] Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono contare: i poveri si abbracciano, non si contano»(“Adesso” n. 7 – 15 aprile 1949).
In questo ultimo anno ho ricevuto spesso richieste di interviste come se i poveri ci fossero solo ora.
Tutti hanno fatto le stesse domande:”Quanti sono e cosa state facendo?”.
Se la risposta era:”Cerchiamo di dare speranza perché Cristo non ci lascia soli ed offre nella nostra amicizia un cammino nella fede”, dall’altra parte, la domanda era:”Si, ma quanti pacchi avete dato e chi vi ha aiutato?”.
Abbiamo ridotto il dramma della povertà ad un numero proprio quando
il Papa riporta un passaggio che ci fa riscoprire che il vero messaggio della carità è l’incontro con Cristo.
Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli,a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro”.
La caritativa è questo cercarsi.
Un movimento del cuore ci porta ad incontrare l’altro.
Limitarsi ad essere una risposta materiale porterà con se’ la tristezza che renderà il povero ancora più povero.
Una persona, nel presentarsi a chiedere aiuto al centro di ascolto della Caritas, mi disse:”Non pensare che per me sia facile venire qui a chiedere aiuto, soprattutto quando io ho sempre lavorato”.
La caritativa è condivisione della nostra vocazione cristiana.
Noi non possiamo capire cos’è la carità, senza prendere coscienza della nostra natura bisognosa. Essa viene fuori nel rapporto con ogni cosa: niente ci basta”. (Carron)
La caritativa è un incontro perché siamo uomini bisognosi di un amore gratuito.
CELIA ROBERTO-DIRETTORE CARITAS DIOCESANA