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domenica, 25 Settembre 2022
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SANTI MEDICI – omelia 26 SETTEMBRE 2022


Oggi celebriamo la festa dei nostri Martiri Cosma e Damiano.
In occasione di questa festa a cui siamo molto legati, invochiamo i santi protettori, in particolare per il dono della guarigione fisica, un dono che diremmo materiale.
Non c’è niente di sbagliato nel chiedere questo. Lo facciamo anche nel rito dell’unzione degli infermi quando preghiamo:”Allontana da lui le sofferenze dell’anima e del corpo e fa’ che ritorni al consueto lavoro in piena serenità e salute”.
La fede nei santi ci spinge ad andare oltre il solo dono del miracolo del corpo e ci chiede di imitarne la loro fede incrollabile.
Il vero martire è colui che è diventato lo strumento di Dio, che ha perduto la sua volontà nella volontà di Dio e che non desidera più niente per se stesso, neppure la gloria di essere un martire”.(T. S. Eliot)
Questa appartenenza a Dio, questo affidarsi a Lui, è la testimonianza che noi cerchiamo.
Questa fede per noi diventa fuoco e luce nei momenti bui della nostra vita.
Abbiamo bisogno di vedere questo mondo che diventa sempre più “ateo” senza Dio.
Questa è la nostra realtà: Un ateismo , un dividere Dio dalla realtà, come se fossero due strade diverse. La strada verso Dio diventa solo un ricordo in alcune occasioni. Un autore scriveva: ”Alcune persone pensano che la fede sia come un paracadute. Sai che c’è, ma speri di non usarlo mai”.
La fede ci invita a rapportarci con la realtà, a non sfuggire da essa e, soprattutto, a riscoprire ogni giorno quella vera presenza di Cristo che dà un senso anche alla nostra stessa sofferenza e diventi occasione per un incontro con Cristo e per la carità.
Questo quello che hanno vissuto i nostri santi medici. Come mediteremo anche domani, essi hanno vissuto la loro vocazione di medici come incontro con l’ammalato.
Cosa hanno fatto i primi missionari se non quello di offrire aiuto alle gente che soffriva per mancanza di medicine o altro?
Mi colpiva una frase di Miguel de Unamano:”Sono i martiri che fanno la fede piuttosto che la fede che fa i martiri”.
Loro ci hanno lasciato questa via che conduce al cielo, questa via che noi in particolare viviamo nel dono della madonna, la prima martire sotto la croce, perché morire a se stessi è una cosa, veder morire il Figlio è un martirio ancor più carnale e doloroso.
La fede della Madonna, la fede dei santi martiri in particolare, è quel dono che ci viene offerto per comprendere passo dopo passo, nel cammino verso il Mistero di Dio, che la strada non è senza meta.
Guai a me se perdessi la certezza della meta!
Dopo la caduta ti puoi rialzare. Dopo la fermata puoi ricominciare, ma se perdi di vista la meta, ogni strada sarà sempre una via che come per l’uomo della parabola del Buon Samaritano, ti allontana da Gerusalemme e diventi preda dei briganti (il diavolo) che ti lascerà mezzo morto e mezzo vivo e che ti lascerà solo perché sei caduto nella dimenticanza dell’amore di Dio.