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martedì, 28 Giugno 2022
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Tasse. Perché firmare per l’8xmille è importante (anche se non si presenta il 730)

La scelta a favore della Chiesa cattolica serve a sostenere molte opere di bene. Ogni firma ha lo stesso valore, a prescindere dal reddito. Un appello a giovani e pensionati
Una firma che non costa niente, ma che vale molto. Soprattutto per chi riceve aiuto dalla Chiesa Cattolica. È la firma dei contribuenti per decidere di destinare l’8xmille dell’Irpef. Tutti possono firmare, sia coloro che sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, sia soprattutto coloro che invece sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Quest’ultima platea, negli ultimi anni, si è ampliata notevolmente.
E dunque è importante invitare anche costoro a esprimere la scelta. Lo si può fare ad esempio attraverso il passaparola in famiglia (figli nei confronti dei genitori o altri parenti), nelle parrocchie, nelle associazioni. Anche perché l’operazione non è complicata e comporta solo un piccolo sacrificio di tempo, a fronte di risultati di grande rilevanza sociale.
Firmare, infatti, è importante per una serie di ragioni.
La prima è che con la firma si contribuisce in maniera concreta alla realizzazione di tanti progetti di aiuto della Chiesa italiana a favore dei più bisognosi (oltre ottomila all’anno in tutta Italia).
La seconda che è che questo strumento è una specie di referendum che permette al cittadino di dire allo Stato in che maniera vuole che sia impiegata una parte delle risorse derivanti dalle entrate fiscali (l’8xmille del gettito complessivo Irpef, appunto). È opportuno ricordare, infatti, che ogni firma ha lo stesso valore, indipendentemente dal reddito: si tratta della somma totale che lo Stato riceve dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef, appunto) e non dell’Irpef versata da ciascun contribuente nella dichiarazione dei redditi.
Infine bisogna considerare che la quota del gettito Irpef sarà comunque destinata, e ripartita in proporzione alle preferenze di chi ha firmato.
Facendo un esempio: se il 10% dei contribuenti che esprimono una preferenza ha firmato per una certa confessione religiosa, il 10% dei fondi andrà a quella confessione, indipendentemente dal numero degli astenuti. In sostanza: se non si firma, si lascia agli altri cittadini la facoltà di decidere per noi. Perché i fondi vengono sempre ripartiti per intero.
Vediamo anche come si sceglie a favore della Chiesa Cattolica.
Chi è esonerato dalla dichiarazione dei redditi in quanto, ad esempio, possiede solo redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati, può utilizzare l’apposita scheda allegata al Modello CU. Nel riquadro relativo alla scelta per l’Otto per mille, si deve firmare nella casella ‘Chiesa cattolica’, facendo attenzione a non invadere le altre caselle per non annullare la scelta. Infine è necessario firmare anche nello spazio ‘Firma’ posto in basso nella scheda. La scheda va consegnata entro il 30 novembre in una busta chiusa, che deve recare cognome, nome, codice fiscale del contribuente e la dicitura “Scelta per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef” presso qualsiasi ufficio postale che provvederà a trasmetterla all’Amministrazione finanziaria (il servizio di ricezione della busta con la scheda da parte degli uffici postali è gratuito), oppure a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (Caf o commercialista).
Gli intermediari devono rilasciare, anche se non richiesta, una ricevuta attestante l’impegno a trasmettere le scelte, hanno facoltà di accettare la scheda e possono chiedere un corrispettivo per il servizio. Inoltre, la scheda può essere presentata direttamente dal contribuente avvalendosi del servizio telematico entro il 30 novembre.

Mimmo Muolo www.avvenire.it