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sabato, 8 Agosto 2020
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Consigli utili e veloci per un incontro formativo.

Quando ero all’università, ricordo che il nostro Rettore, Don Augello ci disse:”In un incontro con il Vescovo, non limitatevi alle solite lamentele, ma fate proposte!”.
A lamentarsi sono bravi tutti, lo si è in tutti i campi. Da qui ha origine poi l’ignoranza.
Naturalmente le proposte, sono occasioni in cui tu impegni il tuo tempo e non ti limiti a dire cosa deve fare l’altro.
In un incontro è importante la proposta che coinvolga, perché tutti siano partecipi di un cammino nuovo.
Quale metodologia? Come diceva San Paolo:”Vagliate tutto e trattenete ciò che vale”.
È necessario che durante la discussione, ci sia una comodità di spirito e corpo. Come insegnava Sant’Agostino:”Se un fanciullo durante il catechismo non è seduto comodo, per tutta la lezione sarà distratto perché pensa a come stare più comodo”. Così è per lo spirito, se vieni per forza o per fare un fare a chi ti ha invitato, crei disturbo.
Non per forza bisogna intervenire, peggio sarebbe poi parlare fuori dopo la riunione. Nel silenzio del gruppo, il relatore può aver due pensieri:”O mi sono spiegato bene o non avete capito nulla”.
L’essere critici è un bene, dal termine greco “crino” che noi traduciamo in dialetto per l’utensile “criveri”, è un porsi in attenzione di fronte alla realtà. È un “vagliare”. La critica non è il pettegolezzo, come la provocazione non è il rimprovero.
Don Giussani diceva con parole simili:”Quando partecipi ad un incontro ed esci più vuoto di come sei entrato, non ritornare più. Ma se almeno una cosa, piccola o grande che sia, ti è rimasta, allora abbia la pazienza di continuare”