martedì, 16 Aprile 2024
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Omelia 1° Gennaio 2024 (festa di Maria Madre di Dio)


Se abbiamo prestato attenzione alla lettura della cronaca parrocchiale, avremmo notato che quest’anno ci sono stati parecchi incontri di catechesi per adulti.
Quasi tutti sono stati partecipati da pochi. Anche coloro che dovevano farlo, hanno preferito non esserci.
Perché avviene questo?
Perché manca l’umiltà di crescere.
Se pensiamo seriamente alle attività parrocchiali, come ripeto da anni e come farò ancora, la celebrazione eucaristica è la fonte da cui parte l’attività parrocchiale e non il contrario.
La Grazia dello Spirito Santo ci rafforza nel cammino della fede .
Come diceva Papa Benedetto XVI (che oggi ricorre il 1° anniversario della sua morte):”Non basta la conoscenza esperienziale. Ci vuole anche una conoscenza intellettuale”.
Anche se a volte l’altro non comprende, è sbagliato cadere nell’errore di limitarsi ad un insegnamento direi “sempliciotto” della fede. Ho sempre amato il pensiero di Don Lorenzo Milani: ”Chi sa volare non deve buttar via le ali per solidarietà coi pedoni, deve piuttosto insegnare a tutti il volo”.
Più ci formiamo, più sapremo vivere una comunità che si sforza di vivere in comunione.
Mi colpiva una battuta di un nostro parrocchiano: “Non comprendiamo il significato degli eventi che si svolgono nella nostra cittadina”.
A volte ci penso e do ragione a questo pensiero.
Gli eventi che vengono proposti hanno sempre la finalità pastorale che è vivere la comunione di una Chiesa in festa.
“La parola “Chiesa”, dal greco ekklesia, significa “convocazione”: Dio ci convoca, ci spinge ad uscire dall’individualismo, dalla tendenza a chiudersi in se stessi e ci chiama a far parte della sua famiglia”.(Papa Francesco)
Uscire fuori: Ormai è diventato uno slogan la frase “una chiesa in uscita” o anche “una Chiesa che accoglie tutti”.
Queste provocazioni non sono solo slogan da manifestazioni o cori da stadio, cioè un ripetere perché gli altri lo dicono, ma è provocazione, cioè invito a vivere per l’altro. Cio’ richiede il tuo sacrificio perché una comunità vive il sacrificio di stare con l’altro.
Sacrificio è anche togliere.
Ricordo il mio primo esame all’università. Il professore di allora mi ha bocciato. Anche se poteva darmi il minimo ha voluto rimandare con questa giustificazione: ”Devi capire che ormai non sei più uno studente del liceo ma universitario”.
Ci vollero tre anni per capire il suo gesto ma imparai che lo studio era un bene non solo per me, ma soprattutto per l’altro perché solo così sai comunicare perché hai qualcosa da dire. Allora iniziai a vivere lo studio come un valore e non più un passare l’esame.
Costa sacrificio fare comunità. Come scriveva Marco Aurelio: “Ciò che non giova all’alveare, non giova neppure all’ape”.
Viviamo allora il nuovo anno con quello spirito comunitario che farà sì che ogni fedele e non della comunità viva quel vero gusto della pace!
Si celebra oggi la giornata mondiale della pace non per ricordarci che c’è la guerra, ma per ricordarci che possiamo essere costruttori di pace.