sabato, 22 Giugno 2024
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OMELIA 2 NOVEMBRE – 2023


Quest’estate leggevo il racconto di una pratica religiosa che si faceva molti anni fa in alcune parrocchie.
“Le campane suonavano l’agonia, avevano un rintocco particolare per avvisare che uno in paese era in punto di morte…. Quando uno entrava in agonia un intero paese veniva avvertito, perché andava sostenuto nell’ultima battaglia: Pensate a cos’è stato il Cristianesimo“.
(Franco Nembrini)
C’è un momento in cui ci prepariamo per il passaggio finale.
Il sacramento dell’unzione degli infermi ci aiuta in questo. E’ il sacramento in cui invochiamo la misericordia di Dio per questo passaggio: La certezza che Lui ci salva.
Ecco perché il sacerdote deve essere chiamato prima e non quando il sofferente non ha più coscienza.
È un momento cruciale perché l’agonia è l’ultima occasione che il diavolo ha per tentarci. “Anche per i santi nell’ultima ora della vita è l’ultima battaglia. Agonia viene dal greco agon che vuol dire combattimento, battaglia”. (Franco Nembrini)
Ci soffermiamo sul primo passaggio. Pensate alla bellezza di una Comunità che prega per un altro in un momento unico e direi anche irripetibile.
Che c’è di più bello di questo?
Questa è la vera Comunità: Amare e condividere il bene dell’altro.
Ma cos’è veramente il bene?
Nel suo profondo vidi che s’interna, legato con amore in un volume, ciò che per l’universo si squaderna“.(Dante Alighieri XXXIII Paradiso 85-87)
Significa che ciò che per il mondo “si squaderna” sembra qualcosa che non si capisce o comprenda, in Dio, invece, è tutto in un “volume” cioè ha un senso.
Ciò che per noi è sofferenza, dramma e morte, in Lui ha un senso unico perché vedere con gli occhi di Dio, seguire l’ideale unico del Cristianesimo è la salvezza che dà un senso al tutto.
Dio desidera l’uomo, ama l’uomo affinché possa vivere con Lui, come abbiamo ascoltato dal vangelo delle Beatitudini.
Beato colui che dimora con Dio.
Questo vivere con Lui, il ripeter con Giobbe:” Io lo vedrò, io stesso,
e i miei occhi lo contempleranno non da straniero».

La vita è come un pellegrinaggio. Non un cammino, ma un pellegrinaggio, cioè, una meta da perseguire. Costa fatica questo andare in avanti e a cosa porta?
Anche quando il cammino sarà faticoso, sarà scoperta di un bene veramente grande”.(Don Giussani)
Vivere la Grazia del suo amore, viverla nella Chiesa che ci offre il sacramento che è l’incontro con Dio.
Come ci insegna il nostro Papa :”Senza esperienza sacramentale non ci può essere salvezza”.
Non pensiamo che la salvezza ce la diamo noi o che la diamo agli altri, dicendo che “era un buono, ha fatto questo ecc…”
Solo Dio conosce il cuore dell’uomo.
“Conosce il Signore la vita dei buoni, la loro eredità durerà per sempre”. (Salmo 36)
Ci affidiamo alla sua misericordia, invochiamo la Sua Grazia e come la Madonna, viviamo il nostro “eccomi”!