venerdì, 1 Marzo 2024
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Omelia Domenica 11 febbraio 2024 (VI Domenica del tempo ordinario anno B e giornata mondiale dell’ammalato)


Oggi celebriamo la 6^ domenica del tempo ordinario che coincide anche con la festa della Madonna di Lourdes e la 32^ giornata mondiale dell’ammalato, proclamata da Papa San Giovanni Paolo II.
Come ogni anno, oggi, per questa giornata, il nostro Papa ha dato alla Chiesa un messaggio dal titolo:”Non è bene che l’uomo sia solo».
Curare il malato curando le relazioni”.
Pensiamo al vangelo che abbiamo appena ascoltato. Viene riportato un miracolo: “In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”.
Più volte nelle catechesi bibliche, vi spiegavo la differenza tra i miracoli. Quello della lebbra si collega al titolo del messaggio del Papa :”Curare il malato curando le relazioni”.
La lebbra non era solo una malattia del corpo, ma anche un taglio netto delle relazioni con gli altri. Il lebbroso non si poteva avvicinare alla città e soprattutto avere la lebbra era considerato un peccato grave.
Prima lettura: “Sarà impuro finché durerà in lui il male e, impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».
Nel ricevere il miracolo, l’ex lebbroso poteva ritornare alla normalità.
Pensate ad esempio se aveva una famiglia e poter riabbracciare i propri cari.
Ricordo tre testimonianze molto forti di alcuni che hanno vissuto con i lebbrosi ed aiutato gli uomini del tempo a riscoprire il dono delle relazioni con gli ammalati di lebbra e non solo.
Pensiamo a san Damiano de Veuster, vissuto nell’isola di Molokai dove venivano letteralmente buttati i lebbrosi, a santa Madre Teresa di Calcutta (in India è ancora presente la lebbra e secondo la mentalità induista, i lebbrosi sono da cacciare dai rapporti con la società. Più volte ha rischiato la vita, solo perché li aiutava anche Raoul Follerau, che ha dedicato tutta la sua vita da medico per i lebbrosi o al dottore Albert Schweitzer.
Curare l’ammalato e’ un impegno a cui Gesù ci ha educato, soprattutto nel venire incontro alle sue necessità che spesso non sono come quelle che pensiamo noi.
Scriveva il nostro Papa nel suo messaggio:”Occorre tuttavia sottolineare che anche nei Paesi che godono della pace e di maggiori risorse, il tempo dell’anzianità e della malattia è spesso vissuto nella solitudine e, talvolta, addirittura nell’abbandono”.
Fede significa impegnarsi ad un’educazione di accoglienza dell’altro.
Non pensiamo di essere noi i perfetti.
Ricordo un mio amico che nello spiegare il perché della donazione degli organi giustamente diceva: ”Prendete in considerazione che noi siamo più potenziali riceventi che donatori”.
Oggi che celebriamo la festa della Madonna di Lourdes, per noi unitalsiani è una giornata di festa. Ricordo una cosa che dissi in un’occasione a riguardo dell’anniversario del dramma del camping le Giare nel 2000.
Tutti ricordano giustamente i defunti e tutto il dramma vissuto dopo (il dramma morale, le paure ecc.. che ti porti sempre dopo), ma nessuno invece ha sottolineato un aspetto importante: ”Perché i volontari unitalsiani vivono l’esperienza della caritativa con i disabili”.
Perché caritativa significa educazione all’accoglienza dell’altro. Una diversità che crea la cultura umana e non Dio.
Ci sono voluti decenni e decenni per il passaggio culturale della stessa parola “handicappato (che significa emarginato) a Disabile o diversamente abile.
Ricordo la mia prima esperienza da volontario ad un campo disabili con l’UNITALSI che si è svolto nelle nostre spiagge calabresi.
Ogni anno, un lido balneare ci ospitava gratuitamente, ma un anno ci hanno detto di cercare un altro posto, perché gli altri bagnanti si lamentavano della presenza dei disabili . Alcuni arrivano a dire: ”Sporcano l’acqua”.
Eppure, nonostante le critiche, non ci siamo fermati a dire ”Che popolo di ignoranti, non si deve fare nulla , non capiscono, a che serve fare, ecc…” Invece ci siamo spostati, abbiamo cercato e trovato altro e negli anni, da allora sono passati 35 anni, i gruppi unitalsiani che organizzano il campo estivo con i disabili, sono sempre più numerosi.
Fede è educazione, con la certezza che la Madonna e santa Bernadette, ci accompagnano nel nostro servizio.