martedì, 16 Aprile 2024
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Omelia Domenica 17 Dicembre 2023 (3^ Domenica di Avvento Anno B)


Come comunità viviamo questa domenica arricchita da due momenti
-Benedizione dei bambinelli del presepe
-Raccolta per le opere parrocchiali (Ristrutturazione del santuario)
La 3^ domenica ci prepara alla festa del Natale. Quest’anno coinciderà con domenica prossima.
Come vivere allora questa settimana?
L’abbiamo già iniziata con la novena. Oggi con la benedizione dei bambinelli da mettere nel presepe e, quindi, con l’impegno di prepararlo anche a casa. Il segno del presepe ci invita a vivere la carità dell’accoglienza.
La raccolta per le opere del santuario è un gesto di comunità. Non siamo singoli ma comunità.
Proprio partendo da questo termine”comunità” il vangelo ci aiuta a capire una cosa importante: Chi è Colui che guida la comunità.
“Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Giovanni il battista è un profeta che riconosce di non essere il Messia. Questa sua obbedienza è il cammino della fede.
Riconoscendo Cristo, questo incontro che ho vissuto con Lui e vivendo nella Chiesa, io mi riconosco comunità.
È l’obbedienza all’incontro con Cristo che mi fa vivere. Quando viene meno la memoria dell’incontro, allora tutto cambia, tutto diventa noioso e triste. La memoria del matrimonio, la famiglia, il battesimo, ecc,.., tutto si sfalda.
Rischiamo di diventare come il presepe, un insieme di statue “ferme”.
Dovremmo imparare, invece, a fare come agiva De Gasperi con le figlie nel tempo di Natale. Egli preparava il presepe con le figlie ed ognuna era rappresentata da un pastorello. Ogni volta che facevano una buona azione, il pastorello veniva avvicinato alla grotta di Gesù, al contrario se invece si faceva una brutta azione.
Dove ci troviamo noi ora?
La fede è un cammino verso Gesù.
Vi riporto un paragone che ho letto qualche settimana fa:
Immaginiamo di trovarci su una parete apparentemente liscia e, quindi, a
un primo sguardo, inaccessibile. Per un escursionista occasionale, la parete apparirà impossibile da scalare e farà ritorno a casa deluso. Ma, all’occhio abituato, le minime screpolature che sembrano poco o nulla,
come delle insignificanti imperfezioni della roccia, diventano appigli sui quali poter appoggiare il peso del corpo senza cadere. E così, dove sembrerebbe impossibile passare, si passa
”.(don Giussani)