lunedì, 30 Gennaio 2023
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Omelia domenica 2 maggio 2021

V^ DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Domenica scorsa abbiamo celebrato la domenica del buon pastore,
il legame con la nostra guida, con Colui che ci indica la Via e che ci sostiene in questo cammino vocazionale.
Oggi ci soffermiamo su un passo del Vangelo che riprendiamo spesso durante l’anno: ” Rimanete in me e io in voi”.
Gesù riporta il paragone con la vite.
Questo legame porta frutto perché la vita, la linfa, ha una radice vera che è Cristo, amore misericordioso che si dona a noi.
Il legame con Lui fa sì che la nostra vocazione, il nostro vivere Cristo, porti frutto. Se ci stacchiamo, diventiamo secchi. Solo un momento di verde, ma poi senza la grazia che Lui ci offre, non siamo altro che niente.
“Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano”.
Cos’è la fede in Cristo se non rafforzare questo legame con Lui, l’obbedienza alla sua parola?
Cos’è questo frutto? La gioia, perchè la vite, quindi l’uva e il vino, sono il simbolo della gioia.
L’amore con Cristo è la gioia di essere di Lui.
“I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano”. (Salmo)

Noi offriamo a loro, ai poveri, a coloro che cercano Cristo, questo nostro legame che abbiamo con Lui.
Il legame con Gesù, ci fa diventare Chiesa,Comunità che abbraccia l’umanità.
“Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui”.(Seconda lettura)
Iniziamo poi il mese dedicato alla Madonna che ha vissuto questo legame con Gesù, veramente unico. Come abbiamo spesso meditato durante la settimana santa è un SI’ che ha coinvolto anche noi, una vocazione ad un cammino reso più sicuro dalla certezza della Sua Presenza.
Come la Madonna, anche noi dobbiamo avere lo sguardo fisso alla fonte e non distrarci dalle paure di questo mondo.
Spinoza scriveva:”Non c’è speranza senza paura, ne’ paura senza speranza”.
L’amore che ci lega a Lui, noi lo viviamo con l’altro.
Si parte da questo per vivere, poi, la carità.
Santa madre Teresa di Calcutta insegnava: ”Se non sia riconoscere Cristo nei poveri non potrai trovarlo neppure nell’Eucarestia. Una sola, identica, uguale fede illuminino entrambe le cose”.
A volte c’è il momento della potatura, quando Dio, da buon agricoltore, sa che c’è bisogno della “mortificazione” per essere più fecondi.
Come un parassita, il male spesso si insidia nelle opere buone e perché poi la vite non diventi infeconda, Dio pota, cioè sistema perché la vite non si lasci seccare lentamente.
Le scelte di essere Suoi, ci portano ad una fare. Lo abbiamo meditato domenica scorsa. La scelta della vocazione non è un rimandare, ma un guardare al futuro nella certezza di una strada in cui Gesù non si sostituisce ai nostri passi. Va avanti Lui e ci fa da guida e ci sostiene con la sua mano a vivere anche il dramma della solitudine.