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venerdì, 12 Agosto 2022
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omelia domenica 28 luglio

XVII^ DOMENICA DEL Tempo Ordinario ANNO C 2019
E’ veramente breve poter spiegare in soli dieci minuti di omelia la pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Per questo e per far capire maggiormente il dono offerto da Gesù, ho pensato che, in occasione del settenario per i defunti, la catechesi sarà sul testo del Padre Nostro.
Oggi rifletteremo proprio su questo:
”E’ un dono la preghiera del Pater”, un dono perché ci aiuta a capire chi è Dio.
Come diceva Thomas Young:”La fede fabbrica un ponte da questo mondo all’altro”.
La preghiera è, innanzitutto, un incontro, un entrare in rapporto con l’altro. L’uomo è relazione.
In un incontro, in un rapporto dobbiamo limare alcuni passaggi.
La preghiera non è un ripetere parole e neanche un’esibizione. E’ un cercarsi. In essa io riconosco Dio come Dio.
Avverto un bisogno, cioè, il desiderio di vivere un rapporto con Lui, di “stare” con Lui.
Ecco perché ritengo sia sempre più necessario vivere questo continuo cercarsi in una presenza sempre più vera e non quando ho tempo. Egli deve essere il mio tempo.
Perché abbiamo bisogno di una preghiera, diremmo, di un testo?
Ce lo spiega Benedetto XVI:”Senza questi sussidi, infatti, la nostra preghiera personale e la nostra immagine di Dio diventano soggettive e finiscono per rispecchiare più noi stessi che il Dio vivente”.
La preghiera non è solo un pensiero, una parola dopo l’altra. Direi che la preghiera va“educata”. Come diceva Savonarola:”La preghiera ha per fare il silenzio e per madre la solitudine”.
A riguardo voglio sottolineare un passaggio che ritengo importante:
”Non è vero che la pratica batte la grammatica”. Se prima non c’è una buona grammatica, cioè, una vera preghiera, non possiamo vivere una vera carità, cioè, la pratica. Per preparare i pacchi da distribuire alle famiglie bisognose, non serve chissà quale organizzazione.
Io cerco in Dio la fonte del mio vivere la fede, la fonte che noi riscopriamo nella preghiera del padre Nostro.
Mi voglio soffermare solo sulla prima parola “Padre-abbà”.
Reinhold Schneider, a riguardo, insegnava :”Il padre Nostro inizia con una grande consolazione. Noi possiamo dire Padre. In questa sola parola è racchiusa l’intera storia della redenzione. Possiamo dire Padre perché il Figlio era nostro fratello e ci ha rivelato il Padre perché per opera di Cristo siamo tornati ad essere figli di Dio”.
Quando preghiamo con il testo del Padre Nostro, per un attimo pensiamo alla parola “Padre-Abbà” e andiamo con la mente alla parabola del Padre Misericordioso, a quel padre che accoglie i suoi figli, sia il figliol prodigo che il fratello maggiore.
In questa accoglienza noi riscopriamo che l’amore ha un senso, che l’amore è persona, che l’amore è un abbraccio vero.
Stai alla parta e bussa. Egli si alza per aprire, ti offre il pane che Gli chiedi, il pesce invece del serpente ecc… Non chiude mai il Suo cuore alle nostre richieste perché Dio è Padre ed anche Madre.