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giovedì, 26 Maggio 2022
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OMELIA DOMENICA DELLA GIORNATA DEI POVERI – 15 NOVEMBRE 2020

Leggendo il titolo del messaggio del Papa per la IV^ Giornata del povero “Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32)
ho rivisto l’immagine della mano che Gesù tende a Pietro nel mare in tempesta, quando tutto sembra perduto.
Mi faceva riflettere quanto mi raccontava un mio confratello che, visitando i suoi parrocchiani nel periodo più intenso del Covid, nel volto dell’uomo intravedeva palesemente la tristezza e l’affievolirsi della speranza di fronte al futuro: Un cero che si spegne e una forza che viene sempre meno.
Fede è credere, quindi, affidarsi a quella mano di un Altro che ci porta sulla nave della Chiesa e che ci fa diventare navigatori e non spettatori della vita.
Card. Ratzinger dice:” Dona anche a noi, sempre di nuovo, la grazia della conversione”.
Abbiamo bisogno di questa “Grazia” per ricominciare ogni giorno ad essere protagonisti della carità e a tendere la mano verso il cuore del povero non solo per offrire un pacco.
Per usare un passo del Vangelo, diremmo: ”Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore”.
Drammaticamente, qualcosa di nuovo ci chiama ad essere veri nella carità.
“Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina”. (Messaggio IV” Giornata mondiale del povero)
Questo sguardo che abbiamo verso l’altro ci pone mille domande e, nello stesso tempo, ritorna sempre la stessa risposta:”Chi sono io e perché io?”
Siamo sempre chiamati a vivere una “verifica della nostra carità”, a riflettere su cosa poggia il nostro fare.
Tendere la mano fa scoprire prima di tutto a chi lo fa, che dentro di noi esiste la capacità di compiere gesti che danno senso alla vita”.(Ibidem)
Cos’è in tutto questo la Caritas?
Il punto n°O7 del messaggio del Papa riporta:” Questa pandemia è giunta all’improvviso e ci ha colto impreparati, lasciando un grande senso di disorientamento e d’ impotenza. La mano tesa verso il povero, tuttavia, non è giunta improvvisa. Essa, piuttosto, offre la testimonianza di come ci si prepara a riconoscere il povero per sostenerlo nel tempo della necessità. Non ci si improvvisa strumenti di misericordia. È necessario un allenamento quotidiano che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi”.
Anche noi siamo chiamati in gioco e a non rimandare ad altri questo invito a “riconoscere il povero”, a non cadere nelle solite espressioni:
”Non ci sono poveri, non vogliono lavorare ecc…
Riconoscere il povero ed offrire una mano a ricominciare e non a tappare un buco. Come riferivo in alcuni periodi quaresimali e come ribadisco anche oggi: ”Per chi ha un lavoro stabile, è facile dire o lamentarsi, ma bisogna mettersi nei panni di chi rischia”. Infatti proprio chi sta nella comodità dice agli altri cosa fare.
La vera caritativa, è mettersi in gioco ed offrire in particolare una mano di aiuto nella formazione affinché tutto non diventi un semplice fare volontaristico.