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lunedì, 12 Aprile 2021
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OMELIA DOMENICA DELL’ASCENSIONE – ANNO C 2019


La festa che celebriamo oggi, in attesa della domenica di Pentecoste, della domenica della SS. Trinità e, infine, del Corpus domini, sono domeniche che ci invitano a riflettere sui misteri principali della fede.
La festa di oggi, ci invita a guardare Cristo non come l’uomo della sofferenza che si conclude con la morte in croce, ma come Colui che è la vita eterna. Il passaggio all’ideale vero del cristiano è vivere questa comunione con Lui per la vita terna.
Come abbiamo ascoltato dalla seconda lettura:” Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore”.
Come ripeto spesso durante i funerali, il senso vero e proprio della nostra fede è l’incontro con Lui non limitato ad un tempo determinato che è la vita quotidiana ma che va oltre.
Questo tempo ordinario, a volte ci può apparire come oscurato dai nostri mille pensieri, dalla paura, dal timore del domani o dalla sofferenza dell’oggi. La Sua presenza è come se fosse smarrita nel tempo dei ricordi.
Riporto a me quello che scrisse Francois Mauriac :” Devo tutto a Gesù Cristo. La gioia e la pace della sua presenza, l’angoscia della sua assenza, lo stato di peccato e lo stato di grazia: tutto ciò ha costituito il giorno e la notte dell’umile mondo che ho immaginato, queste tenebre attraversate da raggi”.
Questo raggio dell’Ascensione è come una via che indica la strada vera della vita. Dio mi chiama a questo incontro perché non abbia timore che tutto non abbia un senso.
L’ideale di un cristiano è che il suo nome sia scritto nei cieli e non sulle mura.
Questo ideale mi spinge a vivere quel che sono: Una vocazione alta.
Noi siamo testimoni del Suo amore. Questo è il vero senso della vocazione.
Come scriveva una persona:” A che serve che qualcuno possa camminare sulle acque, se non si seguono le sue orme?”
Riportiamo al cuore il messaggio del vangelo:” Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso”.
Noi viviamo la presenza di Cristo nella Grazia del dono dello Spirito Santo.
Non siamo uomini che camminano invano, ma abbiamo lo sguardo verso Colui che hanno crocifisso e che si è offerto per noi, per un amore che non ha né limiti, né tempo.
Certi di questa misericordia, l’uomo cammina.
“Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso”.
È degno di fede, cioè, ci affidiamo a Lui nella speranza di costruire e senza il timore di sentirci smarriti nel tempo che passa.