domenica, 5 Febbraio 2023
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OMELIA PASQUA 2020 (messa del giorno)


Nel tempo quaresimale, più volte mi è piaciuto soffermarmi personalmente su una poesia di David Maria Turoldo, su un canto in preparazione alla morte.
Così scriveva il frate:
Ma quando da morte passerò alla vita,
sento già che dovrò darti ragione, Signore,
e come un punto sarà nella memoria
questo mare di giorni.
Allora avrò capito come belli
erano i salmi della sera;
e quanta rugiada spargevi
con delicate mani, la notte, nei prati,
non visto. Mi ricorderò del lichene
che un giorno avevi fatto nascere
sul muro diroccato del Convento,
e sarà come un albero immenso
a coprire le macerie. Allora
riudirò la dolcezza degli squilli mattutini
per cui tanta malinconia sentii
ad ogni incontro con la luce;
allora saprò la pazienza
con cui m’attendevi, a quanto
mi preparavi, con amore, alle nozze”.

La bellezza di questo canto nasce da una fede profonda.
Non basta solo saper dire le parole giuste, ma come la musica ha un suo trascendente se ti coinvolge, così è la preghiera.
Il Signore ci prepara alle nozze e noi Gli daremo ragione perché riscopriamo che nella Pasqua ci attende un amore vero.
Seconda lettura:”Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria”.
L’ideale del cristiano è l’incontro con Colui che ama l’umanità.
Lo abbiamo ascoltato dalla seconda lettura:” Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.
L’amore di Cristo ci coinvolge, ci compromette, non convive, cioè, non sta con l’altro finché gli conviene, ma scommette tutto su di noi al punto di scegliere di morire d’amore per l’uomo e, nello stesso tempo, apre la porta a coloro che Lo amano.
Chi ama Gesù?
Chi ha quella vera passione di vivere ciò che rende la nostra stessa vita una passione d’amore.
Colui che corre, colui che come Maria di Magdala va dai discepoli a portare l’annuncio, colui che come i discepoli Pietro e Giovanni vanno al sepolcro e, come ci suggerisce la tradizione popolare e lo si riporta nella cunfrunta, colui che come l’apostolo Giovanni va e viene a portare a Maria l’annuncio che il Figlio è risorto.
Una corsa della fede muove i nostri passi mossi dalla gioia di aver incontrato Cristo, di aver ritrovato un senso alla vita.
In Scuola di Comunità abbiamo discusso sul tema della “Solitudine e fede”, su un’espressione di Teilhard de Chardin : «Il pericolo maggiore che possa temere l’umanità oggi non è una catastrofe che venga dal di fuori, una catastrofe stellare. Non è né la fame, né la peste; è invece quella malattia spirituale, la più terribile perché il più direttamente umano tra i flagelli che è la perdita del gusto di vivere».
Dio nella resurrezione del Figlio offre a noi il “Gusto del vivere”.
In questo tempo mi ha fatto riflettere sia il testamento del primo medico cinese che ha intuito il dramma del coronavirus e l’esultanza dl prete novena tenne che alza le braccia in segno di vittoria di fronte alla morte. Siamo in attesa dell’alleluia da cantare in cielo.
Solo il Divino Mistero può divinizzare la nostra miseria umana, solo Cristo risorto da un senso alla vita che va oltre alla miseria di questo mondo, che è cenere alla cenere, polvere alla polvere.
Pasqua è la festa della liberazione, della libertà del dono di essere uomini che compiono non una strada, ma un cammino, una via.
Le strade del mondo sono tante, ma la via è unica.
“Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però, non trattenerti mai!”

(Madre Teresa di Calcutta)
Non perdere mai di vista l’ideale da seguire.
Chi ci accompagna in questo viaggio?
Abbiamo il dono dei santi, di coloro che hanno vissuto l’esperienza dell’incontro con Cristo.
Un proverbio africano insegna:” Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada”.
Abbiamo assistito e viviamo tutt’ora in silenzio, in tutto il mondo, al dramma della morte di tanti vecchi, anziani e disabili, uomini e donne considerati lo scarto di questa società ma pietra angolare nel regno dei cieli. Come diceva il medico cinese citato prima:” Anche se stanno morendo,
mi guardano sempre negli occhi, con la loro speranza di vita.

Che questa occasione, divenga carità e lotta da protagonisti contro la proposta dell’eutanasia, perché l’uomo è un valore. Altrimenti, come vi dicevo giovedi santo, sarà soltanto l’emozione di un momento ma non quell’eccezionalità che cambia la nostra vita.
Saremo come quei bambini viziati, che godono solo di quell’istante di aprire l’uovo di pasqua, vedere la sorpresa ed aspettarne un altro.
Ora siamo qui, in attesa di riscoprire nel dono della primavera della vita, la gioia di essere amati innanzitutto da un Altro.
Il mio sguardo si sofferma sulla gioia della nuova primavera della vita, e diventa sempre più attuale quello che diceva don Giussani:”Nessuna madre mettere al mondo un figlio se non avesse la speranza per un futuro migliore”.
Cosa ci sta insegnando questo momento storico del coronavirus, se non che c’è una solitudine interiore che esce fuori, abbiamo bisogno di una vera libertà, che riscopriamo nel dono di Cristo risorto. Quella libertà unica che ci distoglie dalle cose di questo mondo, che ci legano e ci legheranno più di prima, ogni volta che rinunceremo al vivere il vero senso della vita.
Mi piace concludere con un bellissimo pensiero di Jean Giono: ” Il sole non è mai così bello quanto nel giorno che ci si mette in cammino”..