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domenica, 16 Maggio 2021
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OMELIA PASQUA – ANNO B 2021


Facendo memoria della Pasqua dell’anno scorso quando siamo stati costretti a celebrare senza popolo , ripercorrendo proprio un anno da quel momento e pensando alla festa di oggi, mi è venuta in mente questa espressione:
”Anche oggi, come 2000 anni fa, abbiamo bisogno della resurrezione”.
C’è questo bisogno della resurrezione di Cristo. La vita deve avere un ideale che non si limita al solo momento dell’oggi e alla materialità del tempo. Un bisogno deve coinvolgerci nel nostro fare.
“Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. (seconda lettura).
Il tempo non appartiene a noi. Si fa memoria di ciò che siamo, del nostro destino-vocazione.
“La forma quotidiana della decisione per l’esistenza è il ricordo del destino che ogni cosa ha, che è uno solo, il mistero di Dio, è il ricordo che questo mistero è diventato un uomo. Perciò, la forma quotidiana della decisione per l’esistenza è vivere la memoria di Cristo”. (don Giussani)
Fondamentale vivere la memoria di Cristo, vivere il dono della resurrezione che è un invito a far sì che il nostro camminare diventi un cammino.
Anche noi, come gli apostoli Pietro e Giovanni, abbiamo bisogno di vedere il sepolcro vuoto per credere.
Vivere la fede nel porsi verso la Pasqua con quello sguardo che ci meraviglia.
Lo stupore della fede, come lo è stato per Maria di Magdala e poi per gli apostoli è quel bisogno che loro vivono perché, nonostante la paura, stavano chiusi nel Cenacolo, si liberano di questa paura e corrono verso il Sepolcro.
Il porsi con la fede al dono della resurrezione è la Grazia che Dio ci offre, perché la fede non è un vedere, ma un intravedere.
Anche gli apostoli non hanno creduto e non hanno fatto memoria dell’annuncio di Cristo sulla sua resurrezione: ” Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.
Ma cos’è veramente il nostro bisogno?
Cosa cerca l’uomo in tutto questo momento di solitudine e non solo?
Nel momento della pandemia abbiamo sperimentato questo dramma che ha avuto tante sfaccettature.
Di cosa ha bisogno l’uomo?
Di sentirsi amati, di vivere così la presenza di una compagnia unica non limitata al tempo in cui ce l’hai di fronte, ma una presenza vera che dia un senso all’alba del nuovo giorno.
La presenza che ti riporta ogni giorno a ricominciare:
Il sacramento della Confessione.
La riconciliazione con Dio che poi come impegno vivi con l’uomo, è un dono unico che viene attualizzato nella resurrezione.
“E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». (prima lettura)
Non ci limitiamo, quindi, alla festa che forse ci mancherà perché non ha quei contorni di festività che neanche quest’anno abbiamo potuto vivere. C’è, invece, l’occasione più vera di vivere la festa dell’incontro con Colui che ama l’uomo e non l’umanità.
E’ un amore concreto.
Vorrei riportare un passaggio del film sul Papa Giovanni Paolo I°:
”Dio tiene il nostro nome scritto sul palmo della Sua mano.
E’ come dire che se Dio lassù in paradiso avesse un tavolo, sopra quel tavolo Egli conserverebbe la fotografia di ciascuno di noi.
Dio non ci abbandona mai, non si dimentica mai di nessuno, ci ricorda, ci pensa sempre.”

Lasciamoci afferrare da questa mano, dalla stessa mano che viene riportata nelle icone ortodosse che rappresentano la Resurrezione.
Gesù Cristo porta con sé le anime dei fedeli prima della sua venuta e viene ad offrire la Redenzione a tutti gli uomini.
Come riporta il primo verso della sequenza pasquale:
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre”.