domenica, 5 Febbraio 2023
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OMELIA S.MESSA in OSPEDALE – 11 NOVEMBRE 2019


Si può dire che sia bello un posto come questo?
Tutto dipende dal perché viviamo la nostra vocazione di essere al servizio dell’altro.
Se il nostro fare si lascia oscurare dall’apatia o dal pensare che tutto è un insuccesso perché non ritroviamo risconto nella gentilezza delle persone che incontriamo o altro, allora tutto è brutto.
Se viviamo quel che facciamo perché è una vocazione, se, cioè, riscontriamo in noi stessi che tutto è un incontro, allora tutto cambia.
Noi viviamo il dono della bellezza se non è limitato alla riuscita di una guarigione, ma soprattutto, all’ascolto di colui che chiede aiuto.
E’ pur vero che la professionalità ci deve portare a vivere con “un certo distacco” ma questo non giustifica l’indifferenza anzi ci aiuta a capire che non bisogna confondere i ruoli.
Il Papa più volte ha detto ai medici che vivere con l’ammalato non è curare soltanto il corpo, ma condividere un bisogno ed essere risposta.
Ricordo sempre il passo del libro di Levi ”Cristo si è fermato ad Eboli”.
Lo chiamano per curare un ammalato che il giorno dopo muore. I parenti vanno a ringraziarlo. Egli si meraviglia di ciò, ma intuisce che questo ringraziamento avveniva per come egli aveva vissuto il suo essere medico in quel momento così tragico della vita di un loro familiare.
Voglio concludere con un passaggio che ritengo importante, soprattutto per voi che vivete accanto a chi soffre.
Nelle occasioni in cui partecipavo alla Scuola di Comunità, don Giussani ripeteva sempre la differenza tra “tragedia e dramma”. La prima è quando tutto si conclude, quando non c’è più speranza, quando tutto finisce. Il dramma, invece, si vive quando comprendiamo che nulla si conclude. La morte è il passaggio alla vita eterna. La malattia è l’occasione di vivere fino in fondo ciò che siamo.
Ci riscopriamo nudi. La nostra fragilità diventa visibile.
Ricordiamo allora ciò che dice il Papa riguardo alla Madonna. Lei coprì Gesù appena nato e lo ricoprì di nuovo appena sceso dalla croce.
Lei offre questa tenerezza verso il Figlio.
Questo è il nostro compito: Essere uomini che vivono accanto a chi soffre.
Offrire la nostra tenerezza.
Per chi preghiamo stamattina?
Proprio per coloro che hanno lasciato in noi il segno vero di servire e di non vivere di un’attesa di lode da parte dell’altro.