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sabato, 8 Agosto 2020
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Per chi o cosa facciamo (art. Don Roberto Celia)


“Fa’ strada ai poveri senza farti strada”. (Don Lorenzo Milani)
È una delle frasi più celebri di Don Milani, un’espressione che mette in gioco, in particolare, tutti coloro che sono impegnati nella caritativa o nel volontariato o, peggio, in chi considera tale ma, in realtà, poi ci lucra sopra.
Spesso viene utilizzata la povertà degli altri per farsi strada. Lo intravedo in alcune occasioni o in alcune espressioni utilizzate, osannando una certa sensibilità solo per confermare poi una propria idea o per giustificare una disavventura.
Pensiamo, ad esempio, a questo periodo del Covid e alla momentanea illusione di essere nel post Covid.
Il farsi strada attraverso i poveri, non è solo la truffa da parte di alcuni, come spesso poi vediamo in vari programmi o leggiamo di articoli di che utilizzano immagini o spot per raccogliere fondi di cui spesso non si ha mai la trasparenza dei conti.
Come dicevo sopra, si nota un fare più subdolo di una osannata sensibilità che non c’è mai stata nel reale, nel quotidiano o nelle occasioni straordinarie.
Sensibilità verso la povertà, sia essa materiale o esistenziale, significa costruire non solo denunciare.
Chi veramente costruisce, non appare, nè cerca di farlo.
Spesso mi capita di far capire ai giovani volontari che opera di volontariato non significa fare una foto con i poveri, diversamente, davvero, come dissi in più occasioni e come ripeto anche oggi: ”Siamo solo immagine”.
Giorni fa, riportavo un episodio: ”Un gruppo di persone, un giorno si mise a costruire insieme un tappeto. Al momento della mostra in pubblico, si allontanò momentaneamente.Proprio in quel momento arrivarono i primi visitatori ed anche i mass media che li ripresero. All’occhio del mondo, parvero loro i lavoratori di tale opera”.
Ciò che fece riflettere maggiormente è questa sensibilità che può avere solo chi ha uno sguardo oltre l’apparenza delle cose.
Ciò che si fece notare in un secondo tempo, fu il fatto che i primi visitatori non dissero che non erano loro i protagonisti di tale opera, ma scaltri nell’occasione si fecero i promotori di tale opera.
Diciamo sempre che l’apparenza inganna, ma in realtà ci facciamo guidare da essa.
Don Lorenzo Mialni, come tanti altri veri educatori, hanno avuto il dono di guardare oltre: Il genio educativo, non solo uno sguardo di denuncia ma anche un’operare tra le righe per il bene dell’uomo.
In tal modo, si evita quella confusione che ci viene offerta da fuori, da quelli che pensano che la verità appartiene solo a chi grida più forte.
Stiamo perdendo il senso del dovere come tale e che consideriamo, invece, un’offerta che facciamo all’altro, un’offerta che in realtà è stata retribuita.
Tutto ciò non è carità o solidarietà, ma solo uno scambio.
Ecco perché il vero fare, non aspettare l’occasione ma farsi occasione. Come scriveva Jean Guitton: ”Attendere l’ispirazione è perdere tempo. Bisogna prendere la materia e cominciare a sporcarsi le mani”.
Chi ha le mani sporche della dignità del lavoro onesto, non sarà applaudito, non troverà nel mondo i fans che lo osanneranno, passerà dalla scena di questo mondo come un soffio di vento.
“Eppure nella mia vita, ciò che mi dà pace è quel soffio al venir della sera”.(Roce)