domenica, 3 Marzo 2024
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Se tutto si conclude, cosa rimane?” (Art. Roberto Celia)


EDITORIALE SETTEMBRE 2023 (FONTANA DEL VILLAGGIO)
Titolo: “Se tutto si conclude, cosa rimane?”
Perché io so che tutto è dove deve essere e va dove deve andare: al luogo assegnato da una sapienza che (il Cielo sia lodato) non è la nostra “.
(Oscar Milosz –Miguel Manara)
È un passaggio del romanzo di “Miguel Manara” che ho già riportato nel giornale parrocchiale del mese scorso.
Mi ha colpito questo passaggio e le ultime righe del romanzo che riportano la morte del monaco Miguel.
Tutto si conclude. C’è un Destino, cioè, una meta a cui siamo chiamati e che solo un Altro può dare.
Questo passaggio di andare oltre alla realtà visibile agli occhi.
La fede è riconoscere questo avvenimento.
Cerco qualche cosa che per forza ha da esserci altrimenti non mi spiegherei questa ansia arcana”.(Luigi Pirandello)
Ci prepariamo a vivere la festa della Madonna Addolorata e dei santi martiri Cosma e Damiano,feste che ci invitano a vivere anche il dramma di Maria e la sofferenza del martirio.
Martire è colui che non viene accolto come testimone della fede in Cristo non per un rifiuto di insegnamento etico o morale.
Questo è il Cristianesimo. Per il mondo, lavorare per salvare il mondo”. (Franco Nembrini)
Il lavoro, la vocazione che Dio ci offre e non ci impone è la via dell’incontro con l’uomo.
Dio ci ama sempre tramite qualcuno”.(Beato Don Puglisi)
Questo rapporto col prossimo, il divenire della realtà che è un susseguirsi di rapporti nuovi, ci fanno riscoprire che il senso di una comunità ha un ideale comune.
Non stiamo insieme solo perché è bello vivere in armonia. Viviamo una fede comunitaria, e ci riconosciamo questo comune destino.
“L’unità non nasce perché con uno sforzo di volontà cerchi di avvicinarti all’altro…l’unità si fa se si parte insieme e tali siamo preoccupati, nello stabilire non l’unità ma la verità, cioè incamminandosi verso l’unica radice che è Cristo, cioè, occupandosi della propria santità”.(Franco Nembrini)
Siamo sempre in cammino. La festa continua perché la bellezza di essere comunione fa si che diventiamo comunità.
L’ideale permane sempre, vivere una comunità in comunione. Viverla con la certezza di una compagnia divina, che sostiene la fragilità dell’amicizia terrena. Dio si offre come amico vero, e l’amicizia vale poco quando è un vantaggio.