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giovedì, 26 Maggio 2022
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Omelia domenica 28 novembre 2021 (I^ DOMENICA DI AVVENTO – ANNO c)


Iniziamo questo tempo forte dell’anno, arricchito da alcuni eventi parrocchiali.
Abbiamo festeggiato la Cresima. Più di quaranta giovani hanno scelto di vivere un cammino di fede maturo, di vivere, cioè, un cammino di testimonianza concreta nella realtà parrocchiale.
Saranno presenti o meno?
Ciò che ora fa la differenza è questa proposta di un cammino arricchito dalla Grazia dello Spirito Santo.
Nel rito della Cresima abbiamo pregato :” Credete nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e che oggi, per mezzo del sacramento della Confermazione, è in modo speciale a voi conferito, come già agli Apostoli nel giorno di Pentecoste?”
Eventi parrocchiali saranno poi le feste di San Nicola e Santa Lucia.
Proprio domani inizieremo la novena dell’Immacolata,
Perché tutte queste proposte?
Diremmo che è un aiuto che la liturgia ci offre per vivere, passo dopo passo, il cammino verso il Natale, l’avvenimento centrale del Cristianesimo, la rivelazione di Dio che si fa presenza nella nostra storia, in una persona concreta: Cristo!
“Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
L’evangelista Luca che mediteremo in tutte le domeniche dell’anno, ci invita a vegliare perché una festa è tale, se ci si prepara.
La veglia è il segno di questa attesa.
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda”.
Cosa attendiamo e perché attendiamo?
Attendiamo Cristo.
Perché Lo aspettiamo?
Abbiamo bisogno che si realizzi la promessa vera che Cristo è la salvezza. Come diceva il Vescovo Tonino Bello:”Il Signore non è fedele ai nostri desideri, ma alle sue promesse”.
Questo bisogno di attesa spinge i nostri cuori al cammino, a far sì che diventi un pellegrinaggio, ad avere, cioè, quel desiderio della meta che rimane sempre lì.
“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”.
Dove conducono questi sentieri se non all’incontro con Cristo?
L’avvento come la Quaresima, sono quei tempi forti in cui la nostra preghiera diventa più fervida, più costante, sempre più alla concretezza di una meta che sia l’indirizzo del nostro peregrinare in questo mondo.
Scriveva Tagore:”E mentre io pellegrinavo di porta in porta, ogni passo mi conduceva più vicino al tuo portone”.
Simbolicamente potremmo dire che questo “portone” è la porta delle chiese, ma non come un luogo, un edificio, ma come Chiesa, cioè, quella presenza vera ed attuale di Cristo.
Lui è qui, in questa Comunità riunita per lodare Dio.
La bellezza del Natale è unica in sé. Questa aria che si respira, questa dolcezza di essere famiglia, questa tenerezza che non deve mai abbandonarci, non è sognare ad occhi aperti la nostra infanzia, ma la dolcezza di Dio che si fa presenza, che si fa poesia, perché essere di Dio, appartenere a Lui, è una bellezza eterna.