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mercoledì, 19 Maggio 2021
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omelia FESTA DELL’AMMALATO – 11 FEBBRAIO 2021


Da 29 anni celebriamo la “Festa dell’ammalato”.
E’ un’occasione per fare una seria riflessione sul nostro rapporto con la sofferenza.
Il termine stesso della giornata di oggi”Festa dell’ammalato”è come dire “Festa dei caduti”.
Come si può festeggiare una sofferenza o una guerra?
Una sottile differenza ci aiuta a comprendere il perchè di questa “festa”.
Innanzitutto, è un incontro, il momento in cui come Comunità ci siamo riuniti per vivere la carità dello stare insieme, la carità del condividere che non è solo uno “stare”, ma un vivere quella passione con l’altro.
“ Per il corpo ammalato occorre il medico, per l’anima l’amico: la parola affettuosa sa curare il dolore “ (Menandro)
Offriamo questa nostra passione con l’altro, la passione che Cristo ci ha offerto nel dono della Croce!
Tra qualche giorno inizierà il tempo quaresimale, tempo in cui la Chiesa ci invita, innanzitutto, a vivere una passione offerta da Gesù nel dono della Croce e non una solidarietà nel dolore. E’ la sua stessa passione.
Questo il capovolgimento della storia.
Questo sacrificio ha assunto un senso.
Mi piace riportare quello che il beato don Gnocchi insegnava ai suoi “mutilatini”:
Offrire il sacrificio del dolore, perché questo dolore non vada perduto.
Offrire a Gesù la nostra sofferenza per un cammino di fede.
Noi siamo uomini e viviamo con lo sguardo più verso la terra, cioè, verso se stessi.
Diceva bene il filosofo A. Schopenhauer:“ In genere, nove decimi della nostra felicità si basano esclusivamente sulla salute. Con questa ogni cosa diventa fonte di godimento “.
Avere quello sguardo della fede e rivolgerci a Maria che ha condiviso con il Figlio, la passione sulla Croce per la salvezza dell’Umanità, non per la cura del corpo, ma per quella passione che entra dentro e ti pone a scoprire che la vita è quel dono che non si risolve nello stare nel bene, ma
nel vivere bene, cioè, nell’ aggiungere vita agli anni e non anni alla vita.
La paura di soffrire, il timore di non esserci più, è come un’ ombra che ci viaggia accanto.
Non puoi distogliere lo sguardo dalla sofferenza che fa parte della nostra vita. Un amore ci porta ad essere Comunione in una Comunità.
Siamo qui anche come volontari per dare un segno di questa Comunione.
Quando a settembre ci siamo ritrovati al camping le Giare per ricordare il dramma dell’alluvione, notavo come tutti ricordavano i disabili, i volontari e chi lavorava in quel momento. Nessuno, però, ha riportato l’essenzialità del volontariato Unitalsiano, cioè, l’ educare all’accoglienza della disabilità.
Nessuno ha riportato ciò che veramente ha sempre fatto la differenza.
Una fede che non si misura con il reale, è una fede morta in se stessa.
Una società è veramente accogliente nei confronti della vita quando riconosce che essa è preziosa anche nell’anzianità, nella disabilità, nella malattia grave e persino quando si sta spegnendo”.Papa Francesco