sabato, 2 Marzo 2024
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OMELIA FESTA MADONNA DELLA PIETRA domenica 2023


Nella festa dedicata alla Madonna mi piace sempre soffermarmi su un aspetto che voglio sempre riportare nelle omelie mariane: La beltà di Maria. Leopardi pone questo termine all’inizio di una della sue più belle poesie: ”Alla sua donna”.
Proprio partendo dalla poesia di Leopardi, da questa ricerca dell’infinto, spiegava don Giussani:«Il vero discorso che anima tutte quante le parole del grande sofferente Giacomo Leopardi è che l’uomo è niente e tutta la sua grandezza consiste nel rapporto con l’infinito. E il fondo del suo cuore attende in ogni cosa che la presenza segnata si palesi».
Noi viviamo sempre alla ricerca del bello.
Viviamo in attesa di un qualcosa al di fuori di noi che non può assomigliare a questo mondo, ma che viene da un Altro.
Come scriveva il poeta:”Io mi pensai. Ma non è cosa in terra. Che ti somigli; e s’anco pari alcuna. Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.”

La bellezza della Madonna è un dono diverso, è una persona che non assomiglia a questo mondo. Ecco perché ponendo lo sguardo a Lei, qualsiasi sia l’immagine che la riporta, la Madonna della Pietra, oppure un’icona o altro, vediamo in Lei una bellezza che ci fa sospirare.
Amare la Madonna è quel cuore che ci spinge a non calcolare il mondo come se fosse un’equazione dove il risultato è dato a priori.
Nel porsi di fonte a Maria, il nostro cuore non teme la risposta e sa che in Lei tutto si capovolge.
Come il cuore di una mamma, anche se è logico dir di no alle nostre richieste, capovolge la logica umana perché la misericordia è quell’avvenimento che ci fa riscoprire che tutto è sempre un nuovo inizio.
Può capitare in alcuni momenti della vita di perdere la bussola, di piombare in uno stato di sofferenza ed è in questi frangenti che la riscoperta di Maria è decisiva per una conversione”.(Don Luigi Epicoco)
Quando tutto crolla, quando tutto appare buio e brutto e penso alla guerra o ad altri eventi drammatici, cerco la bellezza.
Mi viene in mente un’esperienza fatta anni fa, dopo il terremoto nelle Marche. Andando a Visso, il paese più colpito dal terremoto, mi sono fermato a vedere sul muro l’immagine della Madonna che stava lì: Non era crollata col muro. (vedi foto)
Pensiamo a quanto Maria ci sostiene con quella certezza di una presenza che non ha eguali in questo mondo.
Come conclude il poeta Leopardi:” Di qua dove son gli anni infausti e brevi, questo d’ignoto amante inno ricevi”.
Questa realtà, questi “anni infausti e brevi”, provocano al cuore di vivere una ricerca di Dio.
Come abbiamo meditato nell’omelia della 3^ domenica di Pasqua:“Ciò che importa, in questo mondo, non è tanto dove siamo arrivati, ma la direzione nella quale ci muoviamo”.(Holmes)
A chi rivolgiamo e poniamo la nostra domanda?
In chi poniamo le nostre paure che generano l’intensità della preghiera?
In chi?
Già dire “chi” è il cammino della fede, perché non è un “qualcosa” ma è una persona cui poniamo la fatica del giorno.
Immaginiamo per un attimo il ritorno a casa dopo la fatica del giorno, dove tutto acquista un senso, nello sguardo che poniamo a nostra moglie e ai nostri figli.
Solo in questo sguardo tutto diviene un senso.
Solo riconoscendo e facendo memoria di questo sguardo allora la fatica del domani nel mio lavoro ha un senso.