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lunedì, 17 Gennaio 2022
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omelia II^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO c (domenica 16 gennaio 2022)


Con il vangelo delle nozze di Cana iniziamo il nuovo anno del tempo ordinario.
Questo passo va letto veramente tra le righe perché all’apparenza può sembrare un semplice miracolo che spesso viene ripreso in tante occasioni che direi futili(vedi battute nei film comici)o quando si ascolta al rito del matrimonio. Si può pensare che il collegamento sia dovuto semplicemente perché avvenuto in un matrimonio.
Il miracolo delle nozze di Cana, per il solo fatto che il santo Papa Giovanni Paolo II^ lo ha inserito nel secondo mistero della luce nei nuovi misteri del santo Rosario, ha una sua importanza teologica.
Una cosa da riportare innanzitutto è il perché di queste anfore che contenevano l’acqua della purificazione, una ritualità che si faceva prima dei matrimoni. Gesù la cambia in vino.
Perché queste acque e non altre?
È il passaggio dal vecchio al nuovo.
Nello scrivere il vangelo, l’evangelista Giovanni, anzi, per essere più precisi, la scuola giovannea,ha un suo stile. Ogni passaggio ed ogni parola rimanda ad altro. Scrive per allusioni.
Le nozze sono il segno di alleanza tra Dio e l’uomo.Il vino che viene a mancare è l’amore dell’uomo che langue verso Dio.
Qui l’invito di Maria chiamata “donna-sposa” e Lei che si rivolge agli esecutori che diremmo siamo noi:”Fate quello che vi dirà”.Offrire a Dio la nostra fiducia al Suo invito e al Suo amore.
Il miracolo delle nozze di Cana è la prima manifestazione pubblica di Gesù al popolo.
Si inizia ad offrire un cammino educativo. Inizia a farsi conoscere come Colui che offre quel nuovo e quella Grazia per ritornare all’alleanza con Dio.
Sarà completo poi all’ultima cena che noi viviamo nel dono-Sacramento dell’Eucarestia, diciamo nel rito della Consacrazione:”La nuova ed eterna alleanza”.Non ce ne sarà un’altra, perché è “eterna”.Ora c’è tutto ciò che serve per vivere la salvezza.
Perché viviamo questo dono?
Perché siamo chiamati ad essere assemblea eucaristica?
Perché viviamo il dono della celebrazione eucaristica?
Per divenire noi stessi missionari di questo eterno amore che abbiamo ricevuto.
Sii umile come un medicante, tu che porti Dio agli uomini! E quando il tuo Dio è accettato, ricordati che sei tu che ricevi”.(Gustave Thibon)