martedì, 7 Febbraio 2023
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OMELIA PASQUA ANNO C 2019 (Prima messa)


In occasione della Scuola biblica e anche in altre occasioni, spesso, mi è capitato di riportare un passo del Card. Martini relativo al commento sul Vangelo della Passione e della Resurrezione.
Alla domanda :”Scendi dalla croce e ti crederemo” o alla domanda che ci saremo posti anche noi ”Perché Gesù ha scelto la manifestazione della Resurrezione solo ad una persona e poi solo agli undici apostoli,
il Card. rispondeva così:”Se fosse sceso dalla croce e risorto in modo plateale e in pubblico, tanti avrebbero creduto, ma non sarebbe stata più una fede libera, ma una costrizione di fronte ad una realtà”.
Dio ci chiede la libertà di credere.
Non dobbiamo aver timore di dubitare.
Fa parte del nostro essere umani cercare la certezza della presenza nella nostra vita.
Pensiamo a Giovanni il Battista che manda a dire a Gesù:”Sei tu quello che deve venire?”
La fede è un incontro con un “tu” che è Cristo, è sempre in cammino e ci chiede quell’esperienza del vero che è Cristo risorto.
Nella Resurrezione si gioca e si rischia la nostra fede e, quindi, tutto il nostro fare.
Credere che Cristo è risorto, significa credere che la vita ha un vero senso che non dipende dal nostro fare ma dal nostro affidarsi a Colui che è Padre della vita. Ecco perché ci si mette sempre alla ricerca che dà un senso e un aspetto che noi viviamo, soprattutto, in occasione della festa di Pasqua: L’essere Chiesa, una Comunità di credenti che, guarda insieme oltre a ciò che appare.
Spesso noi viviamo la fede in modo individualistico, riducendola così ad un “fatto privato” che col tempo si traduce in una “Religione del fai da te”.
Il filosofo Mario Vittorino, dopo essersi convertito al Cristianesimo, della Chiesa dirà che:”Non è un’organizzazione esteriore di idee. Non è un insieme di nozioni, bensì una via”.
Il Card. Ratzinger ripeteva :”La forma in cui l’uomo è tenuto ad affrontare la verità dell’essere non è il sapere, bensì il comprendere….
Il comprendere proviene soltanto dal credere”.

(Introd. al Cristianesimo pag. 70)
Noi non crediamo in un qualcosa ma in un tu specifico.
Spesso, anche a me stesso, ripeto che proprio nel momento della solitudine dovuta al non essere compresi per il lavoro svolto, alla morte di una familiare o quando sembra che tutto vada diversamente dai nostri desideri, proprio allora comprendi che ciò che fai e ciò che sei, non è per un qualcosa ma per un chi.
Questo “chi” ci attende nel vivere la Pasqua della nostra vita.
Anni fa leggevo questa bella espressione:”Ciò che importa, in questo mondo, non è tanto dove siamo arrivati, ma la direzione nella quale ci muoviamo”.(Holmes)
Nella Pasqua cerchiamo proprio questa risposta.
Preghiamo per chiedere di saper individuare la via, per non lasciarci abbandonare! Riporto spesso il seguente paragone:” Non vivere la vita come un marinaio che naviga con un solo remo che gira soltanto attorno a se stesso”.
La Pasqua ci ha aperto la porta all’incontro con il “TU” più vero che mai che è Cristo.