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martedì, 4 Agosto 2020
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OMELIA PASQUA ANNO C 2019 (Seconda messa)


Pensando al Vangelo di Luca che riporta la storia di Gesù come se si trattasse di un unico viaggio verso Gerusalemme, potremmo dire che anche la nostra vita è simile al cammino di Gesù.
Esiste un dono che è la vita, un cammino nel reale e una serie di incontri che comportano sempre quella provocazione a confrontarci con il senso della vita, a ritrovarci insieme anche nella sofferenza della croce.
Infine c’è Gerusalemme, un momento in cui quel senso della vita diventa più concreto.
Papa Francesco diceva:” Quante volte abbiamo bisogno che l’Amore ci dica: perché cercate tra i morti colui che è vivo? I problemi, le preoccupazioni di tutti i giorni tendono a farci chiudere in noi stessi, nella tristezza, nell’amarezza… e lì sta la morte. Non cerchiamo lì Colui che è vivo!”
Nella Resurrezione, l’uomo ritrova il senso vero del proprio cammino.
Non è una consolazione. Guai a pensare che sia così. Non si tratta di un ripiego di fronte ad una difficoltà. Anche se non è comprensibile empiricamente, non dobbiamo affidarci ad un mistero spiritualistico ma al Mistero vero e proprio che è la Presenza di Dio reale.
L’avvento della scienza moderna ha portato con sé l’idea che tutto esiste solo se è sperimentabile o, peggio ancora, a vedere solo ciò che vogliamo vedere o che possiamo fare.
“La risurrezione di Cristo – e lo stesso Cristo risorto – è principio e sorgente della nostra risurrezione futura”. (Catechismo della Chiesa Cattolica)
Nella Resurrezione l’uomo vive l’esperienza più vera della fede. Non si tratta di un credere a ciò che possiamo constatare nei fatti, alla carità che costruisce un mondo nuovo o alla speranza che diventa concreta nel desiderio che si realizza. Si tratta di una fede che pone le sua basi in una fiducia verso Colui che ci ha chiamati a vivere il cammino verso Gerusalemme.
Anche a me piacerebbe confrontarmi di fronte alla vita che scorre in avanti e ripetermi quello che diceva Eugenio Montale:” La morte odora di resurrezione”
Esiste questo Mistero che ci coinvolge ogni giorno, che ci porta a guardare Colui che hanno crocifisso e che si pone in avanti, perché Egli diventa ponte per il passaggio alla vita eterna.
Quell’odore di vita non lascia appassire il seme della vita, ma dà linfa nuova a guardare Colui che hanno crocifisso ma che non è morto.
“Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se è morto vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. (Vangelo Giovanni)
Questa intima unione con Cristo non è più un sentimento ma tralci della vite. Ci siamo legati a Lui per ricevere la linfa della vita.
Nella Pasqua, in questo arrivo alla Gerusalemme celeste, ci poniamo la domanda capitale di tutta la nostra fede. Cosa significa veramente credere? Cosa esprimiamo con la vita e con ciò che diremo tra poco, nel simbolo apostolico, con la preghiera del Credo?
“Credere vuol dire aver deciso che nel cuore stesso dell’esistenza umana c’è un punto che non può essere alimentato e sostenuto da ciò che è visibile e percettibile, ma che si incontra con l’invisibile, sicché quest’ultimo gli diviene quasi tangibile, rivelandosi come una necessità inerente alla sua esistenza stessa”. (Introd. al Cristianesimo pag. 43 Card. Ratzinger)
Di questo passo mi hanno colpito due parole:” Aver deciso e quasi tangibile”.
Noi abbiamo deciso di compiere questo cammino verso il Mistero che è “quasi tangibile” ma che rimane sempre un Mistero.
La fede ci chiama allo star-saldi, cioè, a contemplare nell’adorazione della nostra stessa vita Colui che è.
Nella Pasqua direi che viviamo il passaggio dall’essere uomini religiosi ad uomini di fede. Non siamo più un insieme di uomini che vivono dei riti o delle armonie celebrative, ma che hanno scelto di essere sequela e missionari.
Concludo con quello che diceva Papa Francesco:” La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza. È il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi . E per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza”.