BIGtheme.net http://bigtheme.net/ecommerce/opencart OpenCart Templates
domenica, 29 Maggio 2022
Home / Catechesi / OMELIA VIGILIA DI NATALE – ANNO C 2021

OMELIA VIGILIA DI NATALE – ANNO C 2021


In questa santa notte di Natale, festa dell’incontro con Cristo, dono della vita che si fa vita per noi, ci ritroviamo a vivere il gusto nuovo che Dio offre all’uomo.
Questo nuovo gusto ci porta a porci una domanda:
”Cosa desidero essere?”.
A volte, possiamo riassumere il tutto di noi nella frase di Erich Fromm:
“I consumatori moderni possono etichettare se stessi con questa formula: “Io sono ciò che ho e ciò che consumo”.
Dobbiamo riscoprire l’essenzialità della nostra vocazione che non sta nell’avere o nel produrre, ma nel riscoprire che la vita è nel dono di appartenere ad una certezza più vera.
L’esperienza della natività, il Verbo che si fa carne, è appunto un’esperienza. E’ veramente quell’incontro unico e reale che ci coinvolge nel nostro fare.
“Perché Gesù è diverso?”
Perché tutte le altre cose, anche se promettono molto, poi deludono. La diversità sta proprio in questo: “Quanto più frequenti Gesù, quanto più Gli sei affascinato, quanto più diventa tuo, tanto più puoi partecipare alla novità che Lui introduce nella vita”. (Jullian Carron)
Colui che ama non si limita ad un pensiero,ma alimenta questo incontro. “Non bisogna avere una visione miope della realtà, scambiando una situazione attuale di benessere soddisfacente come una garanzia di mantenimento dello stesso in futuro”. (Anonimo)
Fondamentale la continua ricerca di un senso alle cose e delle cose.
“Gesù Cristo è il fine di ogni cosa e il centro verso cui tutto volge chi Lo conosce, conosce la ragione di tutte le cose”. (Blaise Pascal)
Nella tua realtà, ogni passo è un vivere verso l’Altro. Riprendiamo il pensiero del filosofo Pascal: “Per salvaguardare la libertà delle sue
creature, Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere ma, ha lasciato anche molte ombre per chi non vuole credere
“. La libertà del dono della vita.
Cristo si offre umilmente nella grotta di Betlemme perché, come un seme, può produrre frutto solo nell’umiltà della terra e non nel freddo e ricco vaso di cristallo, dove tutti possono ammirare la sua potenzialità ma non gustare la sua attualità.
La fede è un vivere la promessa che Dio ci offre in un segno, nel
segno del Bambino.
“Quel Bambino che noi abbiamo adorato nel canto del Gloria, l’esultanza di un popolo che grida e canta la sua libertà”.
Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù”. ( San Paolo Lettera ai Galati)
Non lasciamoci ingannare dalla promessa di questo mondo!
Solo un occhio attento, in questo tempo di passato prossimo, ha scoperto come tutto sia stato superficiale.
Un rapporto nella fede, un rapporto con l’uomo, fatto di superficialità e
non una vita profonda.
A volte, ho avuto l’impressione che i rapporti tra gli uomini fossero come lo schermo di un telefono.
Nella primavera di quest’anno seguivo un programma il cui presentatore, a riguardo, diceva :”Il termine navigare che riportiamo a riguardo all’uso di internet col telefonino, non serve ad altro che a specificare che noi stiamo sulla superficie delle cose, non vi entriamo dentro”.
Pensiamo di rapportare tante cose alla vita, come se l’essenzialità di un rapporto stia più in un’immagine che in ciò che veramente è, in uno sguardo e non in un incontro del cuore.
Cristo ha incontrato il cuore dell’uomo.
Come i pastori di Betlemme che vivono lo stupore di una notte illuminata
dalla nuova luce nel mondo, impariamo a mirare le stelle, a cercare quella
luce nuova che nella notte di Natale è stata offerta ai pastori e poi ai magi e che conduce al Figlio dell’uomo!
Guardiamo alla salvezza che si offre nella semplicità di una notte e che ha illuminato la nostra via che conduce alla vita, al senso stesso della vita!
Non lasciamo che tutto passi, come se fosse un augurio in più che aggiungiamo in ogni occasione per dire all’altro “Ti penso”!
Direi che, in realtà, esprimiamo una solitudine. E’ come dire: “Guarda che io esisto”.
Perché Dio si è fatto carne?
Perché ha voluto che questa nostra umanità vivesse il dono di uguaglianza con la divinità?
Perché Dio si ricorda dell’uomo?
Perché un Amore è vero e totale, solo se ama.
Noi siamo destinati ad essere amati. Per questo Dio ci perdona quando sbagliamo. (Luigi Giussani)
Viviamo il nostro destino del cammino nella fede!
Seguiamo i pastori che vivono l’annuncio della Gloria degli angeli!
Riscopriamo nell’umiltà della grotta di Betlemme la semplicità di un Bambino, l’amore di una Madre, Maria che vive quella profonda ed essenziale libertà di offrire il Figlio all’umanità!