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sabato, 8 Agosto 2020
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VALE TANTO ANDARE A MESSA? (Don roberto Celia)


Fin dall’inizio del decreto del Covid 19 ho sempre sostenuto che questa è un’occasione in cui dobbiamo riflettere sul nostro essere Chiesa.
Nei momenti così drammatici nascono le domande e visualizziamo le risposte con una certa chiarezza.
Celebrare o meno la messa, come è avvenuto nelle discussioni dopo il decreto del 27 aprile, mi porta a dare una risposta a ciò che si vede ogni giorno: ”Perché tanta gente vuole venire a Messa solo perché c’è la Messa?”
Non facciamo altro che lamentarci che in chiesa non viene nessuno e poi diciamo che tanti vogliono partecipare. Gli stessi genitori si lamentano che i figli stanno sempre al PC o con il telefonino sempre in mano, ma poi dicono che hanno problemi perché non possono uscire.
Facciamo come quei commercianti che non fanno altro che ripetere;”Abbiamo perso 10.000 euro in questo periodo”. Ma scusami : ”Tu ogni anno non dichiari che guadagni solo 5.000 euro?”
Ci si lamenta che la Chiesa non è stata presa in considerazione, però come spesso dico in tante occasioni, riprendendo quello che Papa Francesco ha ribadito dall’inizio del pontificato: ”la Chiesa non è una ONG”.
Papa Benedetto XVI^ nella Deus Caritas est n°31 diceva: ” È perciò molto importante che l’attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il suo splendore e non si dissolva nella comune organizzazione assistenziale, diventandone una semplice variante”.
Spesso ci siamo lasciati occupare il cuore dal plauso del popolo, anche laico, soprattutto quando ci siamo occupati di opere sociali.
Dite però allo stesso popolo quello che hanno ripetuto i Vescovi la sera del 27 aprile:” Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare dalla vita sacramentale”. Senza messe non si possono accogliere offerte per i poveri.
Abbiamo riempito tutti i social con preti che fanno a gara a chi ha più like sui film sulla messa. Gioiamo nel sapere che le rete nazionali trasmettono ogni giorno la Messa del Papa senza rendersi conto che tutto è per l’audience. Ci sono sempre state TV e radio che hanno garantito questo servizio, perché non le abbiamo pubblicizzate???
Per anni abbiamo lasciato pensare che il protagonista della serie “Don Matteo” fosse il modello del parroco. Mai un problema con certificati, mai affrontato problemi che mettono in discussione, come scelte sul divorzio, aborto o convivenza. Mai nata una vocazione, anzi quando è stata inserita, si è persa per strada. Uno sceneggiato che secondo me voleva essere una fotocopia di Padre Brown di Chercheston o la continuazione del Don Camillo di Guareschi. A riguardo, comunque, consiglio sempre i libri, in particolare il Compagno don Camillo e Don Chichì.
Spesso esaltiamo lo show delle messe, le omelie che sono più una manifestazione della propria frustrazione o l’elenco di un decalogo morale senza un’esperienza di un vissuto, uova e colombe di pasqua che volano, le Prime Comunioni dove il celebrante è sostituito dal fotografo che giustamente fa il suo lavoro, le masse all’udienza del Papa solo per fare un selfie,ma se chiedi cosa ha detto, la risposta è vaga, o i funerali dove al centro di tutto è la domanda: ”Vediamo chi è venuto”.
È stato un bene ricordare il senso del rispetto per gli anziani, ma sarà così quando ci sarà il referendum sull’eutanasia?
Ricordate quando anni fa ci furono gli Europei di calcio?
C’era la processione del Corpus Domini. Nessuno degli uomini adulti ha partecipato, neanche i genitori dei fanciulli della Prima Comunione. Anzi, a tutti i sacerdoti fu chiesto di posticipare o di anticipare l’orario della funzione.
Come mai non ci fu tanto clamore di rivolta quando anni fa ci furono le elezioni il giorno della Domenica delle Palme?
E quando si decise di fare le partite di serie A alla vigilia di Pasqua?
Ciò che seminiamo raccogliamo e in questa occasione raccogliamo ciò che non c’è. Lo scrivevo già in un articolo precedente, riguardo alla breve esperienza nei paesi colpiti dal terremoto. (art. Chiamati al nuovo, partendo dal passato).
Da anni sostengo che le Caritas parrocchiali hanno bisogno di una vera formazione onde evitare che diventino semplici associazioni di volontariato che, come si è visto, nel momento cruciale sono quasi scomparse. Ne sono rimaste poche anche perché tanti sono anziani e giustamente hanno le loro preoccupazioni. Questo fa capire che abbiamo una parrocchia vecchia.
Non si tratta di pessimismo ma di realismo. Guardiamo le cose come stanno o continueremo a dire bugie a noi stessi.
È stata una Pasqua particolare. Mi è piaciuta l’intervista ad un cardinale che mi ha fatto riflettere: ”Il fatto che a Pasqua non ci siano state scampagnate, ci ha portato a mettere di nuovo al centro Cristo”.
Guardare, cioè, il bicchiere mezzo pieno.
Quella che stiamo vivendo è un’occasione per riflettere su alcuni aspetti, per ricominciare a proporre ciò che è essenziale per la fede.
Ritorniamo alle origini!
Purifichiamo ciò che la formalità ha sostituito nell’essenzialità!
Allora sarà un nuovo che ci metterà di nuovo in gioco.
Questo il bello della fede: Riscoprirsi ogni giorno missionari in un mondo che cambia, ma che propone sempre lo stesso ideale del Cristianesimo: ”L’incontro con Cristo”.