lunedì, 6 Febbraio 2023
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OMELIA FESTA DELL’AMMALATO 11 FEBBRAIO 2020


In questo giorno il nostro cuore riporta il sentimento alla grotta di Lourdes, in quella grotta dove ai piedi di Maria abbiamo sempre lasciato i nostri bisogni più veri.
Oggi, festa dell’ammalato, riportiamo a Dio i nostri bisogni più veri.
Cosa cerca l’umanità di fronte alla sofferenza?
Innanzitutto, il bisogno della sua Presenza, di quella presenza che ci guida nel cammino verso di Lui.
Come disse la Madonna a S. Bernadette:”Io non vi prometto di rendervi felici in questo mondo, ma nell’altro”.
La fede è un’ideale che volge lo sguardo a ciò che va oltre ed è così che nella sofferenza vediamo ciò che diceva Sant’Agostino: ” E’ come se uno vedesse da lontano la patria e ci fosse di mezzo il mare:Egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi. Così è di noi che vogliamo giungere a quella stabilità dove ciò che è, perché esso solo è sempre così com’è. E anche se già scorgiamo la meta da raggiungere, tuttavia c’è di mezzo il mare di questo secolo. Ed è già qualcosa conoscere la meta, poiché molti neppure riescono a vedere dove debbono andare.
Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo.
Anche se uno ha gli occhi malati, può attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano la meta del suo cammino, non abbandoni la croce e la croce lo porterà”.

Manca poco per l’inizio della Quaresima, tempo in cui il nostro cuore vive questa passione unita a quella di Cristo.
Egli si offre per noi con quella compassione che è unica.
Il Papa nel messaggio di quest’anno riporta ” Quante persone soffrono nel corpo e nello spirito! Egli chiama tutti ad andare da Lui, «venite a me», e promette loro sollievo e ristoro”.
Cos’è questo sollievo e questo ristoro?
Cosa cerca veramente l’umanità in un mondo che va in avanti sempre più freneticamente? Il riposo per ritrovare quella domanda e vivere in Cristo la risposta.
Il perché della sofferenza, il perché del male, il perché tutto si conclude.
La fede ci aiuta a vivere quest’ orizzonte che oltre a tutto.
“Cari fratelli e sorelle infermi, la malattia vi pone in modo particolare tra quanti, “stanchi e oppressi”, attirano lo sguardo e il cuore di Gesù. Da lì viene la luce per i vostri momenti di buio, la speranza per il vostro sconforto. Egli vi invita ad andare a Lui: «Venite». In Lui, infatti, le inquietudini e gli interrogativi che, in questa “notte” del corpo e dello spirito, sorgono in voi troveranno forza per essere attraversate. Sì, Cristo non ci ha dato ricette, ma con la sua passione, morte e risurrezione ci libera dall’oppressione del male”.
Guardare fuori dal recinto di questo convento e vedere che tutto va oltre, ci aiuta a vivere e a capire che la vita non è un limite, ma che il tutto ci coinvolge in Lui.
La sofferenza dell’altro è la mia occasione di essere carità.
Tutto ciò che abbiamo vissuto come una ricarica nell’esperienza di Lourdes, quella forza ci fa sostare per ricominciare.
Avvertiamo il desiderio di essere amati. Senza questa compagnia che è carità, l’uomo vive la solitudine. La sofferenza diventa un giogo pesante da vivere come ponte per la salvezza.
Ecco la carità di essere dame e barellieri, di essere sempre in servizio. Non bisogna stare mai fermi ad aspettare l’occasione, ma farsi occasione.
Siamo di Lourdes, siamo, cioè, comunità che fa della carità il legame per essere Comunità.
È bello essere uomini di Lourdes. E’ bello amare la Madonna perché è Madre.
“Maria Santissima è veramente la mistica scala per la quale è disceso il Figlio di Dio sulla terra e per cui salgono gli uomini al cielo”.
(Sant’Agostino)
Niente è di più vero che vedere in Lei quella via che è modello della fede della Chiesa.
Cristo, come buon Samaritano, ci soccorre e offre la sua compassione nel cammino della sofferenza e quando tutto può apparire perduto, Egli è la salvezza che non si lascia coprire dalle tenebre ma che offre la luce anche nella notte più buia della nostra vita.